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Il mondo arabo tra demografia e democrazia

di Leonardo Romagnoli

una lettura delle rivolte in corso

La rivolta e la demografia

 

 

Pochi  commentatori hanno sottolineato l’importanza della demografia nelle rivolte che stanno travolgendo i regimi autoritari del nord africa. Come ci si è dimenticati di ricordare che i primi grandi movimenti popolari si sono avuti in Iran contro il governo di Ahmadinejad per chiedere maggiore democrazia. Ci sono poi  gli estremi dei commenti di stampo “neocoloniale” come l’incredibile fondo di Giovanni Sartori sul Corriere del 31 gennaio.

Il noto politologo inanella una serie di banalità condite da dimenticanze storiche che fanno sinceramente sconcerto. Dalla definizione dello Scià di Persia Reza Pahalavi come despota “Illuminato” e di Mubarak  come autore della pace con Israele e “dittatore non sanguinario” con la conclusione , rivolta agli Usa che chiedono più democrazia, “ spero che Obama sappia come è andata in Iran e che non ripeta gli errori di allora”(Corriere 31.1.11). Una realpolitik alla massima potenza con il solito spauracchio dell’ascesa di possibili governi islamici. Proprio l’Iran invece dovrebbe insegnare  che frenare i processi  democratici  porta al prevalere delle componenti autoritarie e religiose. “La sfida  è difficile – ha scritto Renzo Guolo su Repubblica-  ma l’alternativa è l’esplodere per contagio di nuove rivolte inevitabilmente antiamericane”. Il buon Sartori si è dimenticato che gli Stati Uniti e buona parte dell’occidente sostennero l’aggressione di Saddam Hussein contro il nuovo Iran per paura del contagio sciita provocando milioni di morti e la definitiva virata teocratica dell’Iran di Komheini con l’emarginazione  della componente laica e filooccidentale rappresentata dal presidente Bani Sadr.

Come allora c’è stata una incapacità di leggere la situazione sociale di questi paesi,” ma questa scarsa capacità di prevedere ha molto a che fare con la nostra abitudine a studiare i regimi, più che i paesi. Se decidessimo che anche i paesi contano – la gente, non solo i potenti – le nostre analisi sarebbero migliori, probabilmente. E con loro, anche scelte di politica estera per troppi anni rivolte a sostenere regimi amici, ma nemici della loro gente”(Marta Dassù- La stampa 31.1).

In questo sport masochistico l’Italia si è distinta per il sostegno a tutti i regimi oggi traballanti anche in questi momenti che imporrebbero una maggiore attenzione vista la posizione geografica del nostro paese( e qui pesa anche l’inadeguatezza di una classe politica impresentabile).

Le popolazioni in rivolta si caratterizzano tutte per un’età media molto bassa e da una scolarità in crescita che non trova adeguati sbocchi occupazionali creando un forte senso di frustrazione di fronte alla corruzione del potere, spesso familiare, e delle lobby dei settori economici più forti ad iniziare da quello petrolifero.

Il paese con l’età media più alta è

la Tunisia con 29,7 anni , seguita dal Libano con 29,4, Algeria 27,1, Marocco 26,5, Egitto e Iran con 24, Giordania e Siria con 21,8 e 21,5 e infine lo Yemen, il paese delle ultime rivolte popolari, con un’età media di 17,9 anni. Una parte di queste popolazioni trovava una via di sfogo nell’emigrazione verso l’Europa e gli Stati Uniti alla ricerca di una vita dignitosa e  di un lavoro, ora questo è limitato, non tanto dalle politiche restrittive di alcuni paesi, ma dalla crisi economica che ha colpito pesantemente tutto l’occidente con conseguenze drammatiche sull’occupazione che  avranno necessità di alcuni anni per essere superate.

Per questo in primo piano ci sono i giovani e anche le donne  a chiedere lavoro e democrazia.

I partiti religiosi inizialmente estranei alle sollevazioni popolari stanno cercando di inserirsi e non ci potrebbe essere errore più grande di quello di appoggiare soluzioni di compromesso che potrebbero solo alimentare sentimenti di frustrazione in cui i partiti e movimenti islamici nuotano come pesci nell’acqua. Ci sono personalità laiche di grande spessore internazionale che potrebbero guidare una transizione in accordo con le parti dell’esercito che godono del favore popolare per arrivare quanto prima ad una consultazione elettorale dove per la prima volta lo spauracchio islamista potrebbe essere contenuto per via democratica facendo fare  un passo in vanti , anche economico, a tutti questi paesi con una più equa distribuzione della ricchezza e del benessere. In questo L’Europa e l’occidente dovrebbero impegnarsi per non pagare in modo drammatico le conseguenze di un fallito rinnovamento.

 lr

 

PS

E’ la stessa demografia che spaventa tanto Israele e che dovrebbe consigliare un’accelerazione dei tempi per la creazione di uno stato palestinese in Cisgiordania ispirato a criteri di uguale dignità.

 

 

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