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Fosforo e libertà. La fantasia libertariana.

di Leonardo Romagnoli

Fosforo e libertà. La fantasia libertariana.

di Paul Krugman

Nell’ultimo Times Magazine, Robert Draper offre un profilo dei più o meno giovani libertariani [1] – grosso modo, persone che combinano l’economia di libero mercato con punti di vista sociali tolleranti – e si chiede se sia possibile che si stia andando verso un “momento libertariano”. Ebbene, probabilmente no. I sondaggi suggeriscono che i giovani americani, semmai, tendono a sostenere maggiormente l’ipotesi di un governo più forte, rispetto ai più anziani. Ma vorrei porre una domanda diversa: l’economia libertariana è realistica?

La risposta è negativa. E la ragione può essere riassunta in una parola: fosforo.

Come avete sentito, la Città di Toledo [2] di recente ha messo in guardia il suoi residenti dal bere l’acqua. Nel Lago Erie fiorisce una diffusione di alghe tossiche inquinanti, in gran parte provocata dagli sversamenti di fosforo delle aziende agricole.

Quando ho letto quella notizia, è stato come il risuonare di una campana. La scorsa settimana molti pezzi grossi repubblicani hanno parlato in una conferenza promossa dal blog Red State – ed io mi sono ricordato di una invettiva antigovernativa di pochi anni orsono di Erick Erickson, il fondatore di quel blog. Il signor Erickson insinuava che la eccessiva regolamentazione aveva raggiunto un punto in cui i cittadini potevano cominciare a concepire di “mettersi in marcia verso la residenza del loro rappresentante nella assemblea legislativa statale, tirarlo fuori da lì e picchiarlo a sangue”. E quale era l’origine di questa rabbia? Un divieto ai fosfati nei detergenti per lavastoviglie. Insomma: perché mai i dirigenti del Governo osano fare una cosa del genere?

Un inciso: gli Stati che costeggiano il Lago Erie misero al bando o limitarono severamente i fosfati nei detergenti molto tempo fa, temporaneamente risollevando il lago dal punto limite. Ma l’agricoltura si è sottratta a controlli effettivi in modo tale che il lago è nuovamente in via di estinzione, e ci vorrà un intervento più deciso del Governo per salvarlo.

Il punto è che prima della rabbia contro l’ingiustificata interferenza del Governo nella nostra vita, si dovrebbe aver voglia di chiedersi perché il Governo sta interferendo. Spesso – non sempre, naturalmente, ma più spesso di quanto la fede nel libero mercato farebbe credere – c’è di fatto una buona ragione perché il Governo intervenga. I controlli sull’inquinamento sono l’esempio più facile, ma non l’unico.

I libertariani intelligenti hanno sempre compreso che ci sono problemi che i liberi mercati non possono risolvere – ma le loro alternative al ruolo della amministrazione pubblica hanno la tendenza ad essere prive di fondamento. Ad esempio, è noto che Milton Friedman si pronunciò contro la Food and Drug Administration [3]. Ma, in quel caso, come avrebbero saputo i consumatori se i loro alimenti e le loro medicine erano sicuri? La sua risposta era di basarsi sulla legislazione civile. Le imprese, sostenne, avrebbero avuto l’incentivo a non avvelenare la gente per effetto della minaccia di essere chiamate in causa.

Il punto è: si crede davvero che sarebbe stato abbastanza? Lo si crede sul serio? Per non dire, naturalmente, che le persone che si scagliano contro le funzioni pubbliche tendono anche a pronunciarsi per una riforma delle legislazione civile ed attaccano gli avvocati nei procedimenti.

Più in generale, i sedicenti libertariani si misurano con il problema della inadeguatezza del mercato sia fingendo di non vederla, sia immaginando che il governo sia molto peggiore di quanto non è. Si attaccano all’idea di vivere in un racconto di Ayn Rand (e non è così). Ci dicono che abbiamo più di un centinaio di programmi di assistenza, che stanno buttando al vento grandi somme, mantenendo la burocrazia anziché aiutare i poveri (e non è vero che abbiamo tanti programmi, e neppure che siano uno spreco).

Detto per inciso, sono spesso stupefatto del modo i cui i luoghi comuni contro la pubblica amministrazione possono averla vinta sull’esperienza quotidiana. Si parla del ruolo del governo, e invariabilmente si trovano persone che parlano in modo dissennato. “Volete che le cose funzionino come il Dipartimento dei Veicoli a motore? [4]” Le esperienze sono le più diverse – eppure i miei contatti con la Commissione dei Veicoli a Motore del New Jersey sono state in generale piuttosto positive (molto migliori che non fare i conti con le assicurazioni o le compagnie telefoniche), e sono certo che molti libertariani, se fossero onesti, ammetterebbero che anche i loro rapporti con la DMV non sono stati così pessimi. Ma essi prediligono le leggende, piuttosto che i fatti.

I libertariani hanno anche la tendenza a spendersi nelle previsioni. Non vogliono credere che ci siano problemi la cui soluzione richiede l’intervento del governo, dunque tendono a presupporre che anche gli altri si impegnino in ragionamenti che hanno il solo scopo di servire i loro programmi politici – che tutti coloro i quali, ad esempio, si preoccupano delle tematiche ambientali si impegnino in tattiche terrificanti per promuovere programmi pubblicistici. Paul Ryan, il Presidente della Commissione Bilancio della Camera, non pensa soltanto che stiamo vivendo nella trama di “Atlas Shrugged”; sostiene che tutte le proteste sul cambiamento climatico sono soltanto “una scusa per accrescere il suolo del governo”.

Come ho detto all’inizio, non dovreste dar retta all’idea di una montante marea libertariana; a dispetto della forza crescente, in America, di un liberalismo sociale, il potere reale della destra si fonda ancora sulla tradizionale alleanza tra i plutocrati ed i predicatori. Eppure, le visioni libertariane di una economia senza regole giocano per davvero un ruolo significativo nel dibattito politico, cosicché è importante comprendere che queste visioni sono miraggi. Naturalmente, alcuni interventi del Governo sono superflui e avventati. Ma l’idea secondo la quale avremmo un governo assai più grande e invasivo di quanto ci serva, è solo una sciocca fantasia.

*****

[1] Per il termine “libertariano” si può leggere questa estrema sintesi della vita e del pensiero di Ayn Rand, considerata la capostipite di tale ideologia, che si trova nelle note sulla traduzione:

“Ayn Rand, è lo pseudonimo di  Alisa Zinov’yevna Rosenbaum O’Connor (San Pietroburgo2 febbraio1905 – New York6 marzo1982); scrittricefilosofa e sceneggiatricestatunitense di origine russa. La sua filosofia e la sua narrativa insistono sui concetti di individualismo,egoismo razionale (“interesse razionale”) e ed etica del capitalismo, nonché sulla sua opposizione al comunismo ed a ogni forma dicollettivismo socialista e fascista. Il pensiero cosiddetto “oggettivista” della Rand ha – come anche tutto il “libertarianism” – molteplici origini liberali, anarchiche, antitotalitarie ed anche, più singolarmente, capitalistiche; spesso con esiti irreligiosi. Ma il mito dell’industriale creativo soffocato dalla burocrazia e costretto ad una resistenza addirittura “militante” – che è il tema del suo romanzo “Atlas Shrugged” –  è certamente una passione americana, nel senso almeno che sarebbe arduo immaginarlo come tema di un romanzo, altrove. Più recentemente, il libro della Rand è stato indicato come riferimento favorito da parte di molti repubblicani americani.”

Questo spiega anche perché il termine “libertariano” è praticamente intraducibile con espressioni apparentemente contigue – ad esempio: radicale, o liberista – che in realtà alludono a ben altro, nel pensiero politico europeo, pur presentando casuali somiglianze. Neanche mi pare si possa immaginare che si tratti di una ideologia organica, cresciuta nel tempo con una sua struttura di approfondimenti, di ricerca e di organizzazione interna, al pari di altre ideologie del secolo passato.

Forse è più giusto concepire il fenomeno del “libertarianismo” come tipicamente americano; una sorta di attrazione che agisce in modo ‘carsico’ sul conservatorismo americano, in certi momenti storici collegando le politiche presenti con una sensibilità antica e per qualche aspetto fondativa di una parte del pensiero politico di quel paese. L’idea, della quale Krugman parla alla fine di questo articolo, di una “economia forte per una completa assenza di regole” , è il caposaldo di questa mitologia libertariana fuori del tempo. Ma, in effetti, nel periodo recente quella attrazione è tornata a risultare evidente in movimenti come il Tea Party e in una componente probabilmente oggi maggioritaria del Partito Repubblicano.

[2] La città di Toledo è la quarta città per popolazione dell’Ohio, con 287.208 abitanti al Censimento del 2010 (651.429 la più ampia area metropolitana). Si trova al limite occidentale del Lago Erie, ai confini con lo Stato del Michigan. Le dispute sui confini tra i due Stati portarono alla Guerra di Toledo, nel 1835, e nel 1837 la città fu praticamente rifondata. Crebbe velocemente, avvalendosi della sua posizione sul Canale Erie e sulla ferrovia tra New York e Chicago. La foto mostra la rilevanza della sua collocazione idrografica:

z 80

[3] La Food and Drug Administration (Agenzia per gli Alimenti e i Medicinali, abbreviato in FDA) è l’ente governativo statunitense che si occupa della regolamentazione dei prodotti alimentari e farmaceutici. Esso dipende dal Dipartimento della Salute e dei Servizi Umani degli Stati Uniti.

[4] La DMV è una Agenzia al livello dello Stato Federale che amministra la registrazione dei veicoli e le licenze di guida.

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