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Collaborare invece di litigare

di Leonardo Romagnoli

Collaborare invece di litigare

Borgo San Lorenzo è spesso il luogo delle discussioni assurde, in cui invece di fare seri approfondimenti  si creano subito gli schieramenti senza riuscire a capire come stanno realmente le cose. Ultimamente avviene su due questioni delicate ma molto importanti : le iniziative culturali e turistiche e le sagre. Ho fatto l’assessore per qualche anno e  sono sempre stato impegnato nella Pro Loco di cui sono presidente da qualche mese e in questa doppia veste penso di poter dare un contributo per un confronto basato sui fatti.

Parto dalla discussione sollevata dalla mancata organizzazione del Berlingaccio da alcuni diventato un appuntamento fisso del carnevale a Borgo San Lorenzo. Tutti sanno che ci sono meno risorse  per gli enti  locali e quindi era prevedibile un ridimensionamento del finanziamento pubblico come era stato prospettato agli organizzatori ( lo stesso discorso vale  per il 900 in Fiera).

Come neo presidente della Pro Loco uno delle prime iniziative che ho preso è stata quella di convocare una riunione con tutte le associazioni che promuovevano a Borgo san Lorenzo iniziative che potevano avere un interesse turistico e culturale e cercare di stilare un calendario unico delle manifestazioni per evitare inutili sovrapposizioni nelle medesime date. La riunione era anche un‘occasione  per cercare di trovare forme di collaborazione tra  le varie iniziative e per riproporre la festa di fine senza  cercare finanziamenti da parte dell’amministrazione comunale a cui chiedevamo la collaborazione nel montaggio dei capannoni (come è avvenuto).  Ad uno di questi incontri ha partecipato anche l’assessore alla Cultura ed era un’opportunità per un confronto aperto sui problemi organizzativi ma molte associazioni o gruppi si sono ben guardati dall’intervenire come se l’iniziativa della Pro Loco venisse vista come indebita ingerenza. In quella sede dal confronto con i partecipanti sono nate alcune idee che hanno permesso di  sostenere tutte le spese della festa di fine anno e che sarebbero potute servire anche per altre manifestazioni. Tra l’altro

la Pro Loco aveva collaborato già al Berlingaccio 2010 , non solo con la distribuzione gratuita di bevande calde, ma anche sostenendo le spese significative  per

la Siae e poteva essere interpellata anche per l’edizione 2011. Unendo le forze di vari soggetti, compresa la disponibilità dei commercianti del Centro Storico, si può cercare di ovviare alla mancanza di fondi pubblici ma ci vuole la volontà di tutti al confronto e , se del caso , a qualche rinuncia.

Qualcuno ha fatto paragoni con attività promosse  in comuni confinanti dimenticando di segnalare un particolare importante : in alcune di queste manifestazioni si paga un biglietto di ingresso che ripaga ampiamente i costi degli organizzatori, altre non sono da confrontare certo con il Berlingaccio ma forse con

la Fiera agricola o Vivi Lo Sport.

Si vuol far pagare l’ingresso anche al Berlingaccio e a 900 in Fiera? Ci sono possibili sponsor privati?Discutiamone se è questo il problema. Nessuno però deve sentirsi depositario della vera “cultura”.

Passo alle sagre per dividere  la discussione in due punti : i circoli privati o sportivi  e le manifestazioni gastronomiche. Nel caso dei circoli che svolgono di fatto attività di ristorazione aperta al pubblico la soluzione è semplice non essendoci più la limitazione numerica  all’interno del territorio comunale : obbligo dell’autorizzazione comunale alla somministrazione come  avviene per bar e ristoranti.

Per le sagre l’approccio deve essere invece più articolato per evitare le esagerazioni ma tutelare  la necessità per moltissime associazioni di autofinanziare la propria attività sportiva, culturale o ricreativa.

Esiste già un accordo sottoscritto a livello di Comunità Montana, con l’esclusione dei comuni dell’alto Mugello ( ne vorrebbero addirittura di più come elemento di richiamo!), che poneva dei limiti annuali per associazione e cercava di tutelare i prodotti tipici del territorio. Quella è ancora oggi una buona base di partenza  per evitare gli eccessi. Va bene la solidarietà  tra associazioni non va bene la compravendita delle sigle.

Detto questo alle sagre per il 90% partecipano persone che vengono da fuori zona che non si sposterebbero normalmente per venire a mangiare in Mugello. Le sagre pubblicizzano il Mugello nella zona della Piana fiorentina e di Prato per molti mesi l’anno con un investimento pubblicitario di decine di migliaia di euro che nessun privato e credo neppure ente pubblico sarebbe in grado di fare. Pubblicizzando il singolo evento pubblicizzano anche il territorio e spesso le persone che arrivano e non vogliono  fare la consueta fila delle sagre si riversano nei locali del comune in cui si svolge la manifestazione o in quelli limitrofi. Lo ristorazione dovrebbe avvantaggiarsi di una simile presenza qualificandosi sempre di più attraverso la valorizzazione dei prodotti tipici della cucina mugellana ( cosa che non esclude dal menù portate di altro genere) e dovrebbe sfruttare maggiormente il richiamo di alcuni prodotti, ad esempio il tartufo, per caratterizzarsi e dar vita ad iniziative promozionali che possano coinvolgere l’intera categoria.

Invece della guerra sarebbe più utile la collaborazione anche  perché se da domani tutti cessassero di fare queste manifestazioni gastronomiche il territorio intero sarebbe meno appetibile per le escursioni di tanti abitanti di Firenze, Prato e dintorni e la vita di molte località sarebbe meno allegra, senza nessun guadagno per nessuno, neppure per i ristoratori, e con un impoverimento sostanziale della vita associativa che trae da queste sagre l’unico sostentamento per le proprie attività.

 

 

lr

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