Ottorino Orlandini: dalle lotte contadine alla resistenza

 

Ottorino Orlandini: dalle lotte contadine alla resistenza

L’uccisione di Giovanni Sitrialli a Fagna il 10 dicembre del 1920 rappresenta l’episodio che determina un inasprirsi della violenza fascista nel Mugello che fino a quel momento aveva fatto registrare fatti gravi come quelli avvenuti a Barberino dopo le elezioni amministrative del 1920 dove furono aggrediti esponenti socialisti e devastata la Casa del Popolo, ma mai uccisioni di esponenti politici e dei sindacati operai e contadini.

Il punto di svolta fu senza dubbio il mancato rispetto da parte degli agrari mugellano dell’accordo raggiunto il 29 ottobre, come era avvenuto anche per tutti i patti sottoscritti fin dall’estate del 1919.(QUI)

In questa circostanza però la reazione dell’Unione mezzadri guidata da Ottorino Orlandini fu molto forte con la protesta che portò centinaia di contadini alla villa di Schifanoia della contessa Cambray Digny.

Furono momenti di grande tensione fino a che un piccolo gruppo di contadini fu accolto nella villa. Orlandini così racconta quell’incontro nelle sue memorie :” nel silenzio si levò la voce adirata e altera della contessa, che mi guardava dall’alto in basso. “Nella casa dei Cambray Digny, disse, solo il re , prima di me, può dire voglio. Chi è lei il re?”.
“In Mugello io sono più del re” risposi serio e toccato sul vivo.
“Più del re?” E la contessa, incapace di contenere la sua collera, nell’udire la mia grossolana risposta diventò tutta paonazza.
“Sì.. Il re ha cinquanta carabinieri; io ho a mia disposizione cinquemila contadini”, risposi con fermezza e calcolando le parole. “Sono reduci dalla guerra, armati di fucili da caccia; ma più istruiti dei carabinieri per sparare sui nemici…”

Ho voluto riportare questo episodio perché rende molto bene la personalità e il carattere di Ottorino Orlandini , che allora aveva 24 anni, a cui Mauro Bagni ha dedicato un libro che ne ripercorre la vita dalla gioventù fino al secondo dopoguerra ( 1896-1971).

Orlandini è stato un personaggio straordinario che ha vissuto da protagonista molti degli eventi del 900 , dalla prima guerra mondiale dove partecipò come volontario, alle lotte contadine degli anni 20, la persecuzione fascista e l’esilio in Francia, la partecipazione alla guerra civile spagnola con le Brigate internazionali e il rientro in Italia come organizzatore dei gruppi di resistenza di Giustizia e Libertà (PdA) dopo l’8 settembre 1943. Una parabola politica che ha nel Mugello due tappe fondamentali: le lotte contadine e la resistenza.

Per le vicende del 1920 Orlandini venne poi denunciato per violazione di domicilio e danni e fu costretto a fuggire da Firenze dove scampò ad un’aggressione che era stata progettata nei suoi confronti da una trentina di fascisti. Nell’ottobre del 1921 lasciò la tessera del PPI in polemica con la linea tenuta sull’agricoltura dal ministro Micheli. Dopo una serie di lavori in Toscana si trasferì anche in Calabria , ma nel gennaio 1926 decise di rifugiarsi in Francia.
In esilio non fu un attivista a tempo pieno – scrive Bagni -perché molto preso dai bisogni della quotidianità che lo costringevano a continui lavori per portare a casa soldi per la pagnotta. Si sa che era iscritto alla LIDU e che era abbonato a La Libertà”.

Orlandini si sentiva però  “ammalato di nostalgia” e provò a tornare in Italia nel 1935 ma venne arrestato al confine e solo nel 1936, approfittando dell’amnistia per la nascita dell’Impero, riuscì a tornare in Francia e successivamente in Spagna dove si aggregò alla colonna Ascaso di Carlo Rosselli.
Le pagine dedicate alla guerra civile spagnola sono tra le più drammatiche del libro perché fanno toccare con mano le divisioni esistenti all’interno delle brigate internazionali e tra i vari gruppi che appoggiavano il legittimo governo repubblicano. Una situazione in cui Orlandini riuscì a sfuggire anche ad un attentato e fu ricercato da ben tre polizie. Il 24 gennaio 1939 alle tre del pomeriggio prese il treno per la Francia, “il mio castello di Spagna crollò così” scrisse nelle memorie.

Le vicende vissute da Orlandini acquistano ancora maggior valore se si pensa che era cattolico ( aveva frequentato anche il seminario della Calza a Firenze) e soprattutto in Spagna, dove la chiesa si era schierata con i golpisti di Franco, passò momenti piuttosto complicati.

Anche Giustizia e Libertà , a cui aderiva, aveva un atteggiamento molto critico verso la chiesa cattolica sia per i patti lateranensi, sia per l’atteggiamento verso le imprese coloniali del fascismo, ma questo non impedì che molti oppositori cattolici del fascismo aderissero al movimento fondato dai fratelli Rosselli ( ricordiamo per restare in Mugello l’anziano Ismaello Ismalelli che con Orlandini condivise l’organizzazione delle lotte delle leghe bianche degli anni 20, o Fulvio Tucci promotore con altri giovani rontesi della 2° Brigata Giustizia e libertà).

Si potrebbe dire che per Orlandini l’importante era la lotta per la libertà e questo obiettivo doveva lasciare in secondo piano, in quel momento, le inevitabili divisioni ideologiche.

Orlandini era l’incaricato politico militare del Partito d’ Azione per il Mugello ed è probabilmente sua l’indicazione di Riccardo Gizdulich come primo comandante della 2° Brigata Caro Rosselli Giustizia e libertà. Quella con Gizdulich fu un ‘amicizia profonda durata fino alla morte nel 1971.

Uno dei momenti più drammatici della sua partecipazione alla lotta partigiana fu l’arresto a Firenze il 26 febbraio del 1944 ad opera delle “S.S fasciste sul portone di casa con le tasche piene di prove della mia attività nelle bande partigiane”. Nonostante quattro mesi di pestaggi – scrive Bagni- interrogatori, detenzioni tra Villa Triste e il carcere delle Murate Orlandini riuscì a sopravvivere e una volta fuggito si pose di nuovo a disposizione del comitato provinciale del Partito d’Azione per la liberazione di Firenze.

Nel dopoguerra Orlandini aderì alla Democrazia Cristiana , fu consigliere comunale a Scandicci tornò ad occuparsi di mezzadri e contadini ma la situazione era molto cambiata rispetto agli anni precedenti il fascismo. Quando cominciò lo spopolamento delle campagne con l’avvento dell’industrializzazione della piana fiorentina commentava amaramente “ per anni avevano lottato per non essere mandati via dal podere, poi lo hanno fatto spontaneamente per vivere in paese, “in case nuove e moderne”. Morirà il 19 gennaio 1971.

Ottorino Orlandini è senza dubbio un personaggio che ha fatto la storia del nostro paese, con alcuni capitoli vissuti proprio in Mugello, mosso da forti ideali di giustizia e libertà, senza dimenticare il messaggio cristiano della carità intesa come solidarietà verso i deboli , “i suoi contadini”.

La sua storia per molti aspetti assomiglia a quella di un altro comandante della 2° Brigata Carlo Rosselli  Giustizia e libertà del Mugello, Sirio Biso, anche lui esiliato in Francia , combattente in Spagna (nello stesso battaglione promosso da Rosselli) e importante figura della resistenza fiorentina e nazionale.

Il libro di Mauro Bagni rende onore ad un uomo che tra lotte contadine, esilio, guerra civile spagnola e resistenza ha sempre tenuto alto il vessillo della libertà.

Leonardo Romagnoli

9.12.21

Mauro Bagni – Ottorino Orlandini – Centrolibro 2021 ( con prefazione del prof. Zeffiro Ciuffoletti)

 

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