L’indagine sulle concerie va depurata

L’indagine sulle concerie va depurata

 

Con il passare dei giorni la famosa indagine sui rifiuti e gli scarichi del comparto conciario di Santa Croce sull’Arno si sta sempre più concentrando sugli aspetti politici mentre ormai sembrano passati in secondo piano, se non dimenticate, le infiltrazioni della Ndragheta in alcune aziende impegnate nello smaltimento dei rifiuti e in lavori stradali a partire dalla Cantini Marino srl di Vicchio. Per questa parte dell’indagine sono già stati svolti alcuni interrogatori e sono stati accertati rapporti con alcune cosche calabresi da parte di alcuni degli indagati, per la parte relativa, invece, al ruolo di alcuni politici e tecnici nel favorire attività illecite dell’associazione dei conciatori, nonostante l’insistenza quotidiana di alcuni organi di stampa fino a lambire l’attuale presidente della Regione ( che non è indagato), la situazione è ancora molto fumosa.

Dico questo non per difendere qualcuno ma perché, come ho ripetuto spesso, un conto sono le responsabilità politiche o i comportamenti moralmente discutibili e un conto sono i reati.

Provo a rimettere in fila alcuni dubbi:

  1. il famoso keu che risultava dalla depurazione degli scarichi veniva utilizzato anche per produzione di cemento e sottofondi stradali in modo legale tanto che questa procedura veniva indicata chiaramente nel sito di Aquarno, che gestisce il depuratore, come esempio di riutilizzo degli scarti di lavorazione. Chi aveva autorizzato le procedure? Sulla base di quali rilievi è stato consigliato di non adottare alcuni sistemi di riutilizzo?
  2. L’impianto di Acquarno è sempre stato sottoposto all’Autorizzazione integrata ambientale. I controlli li fa Arpat ma li possono fare anche altri organi di controllo come Noe, Forestali e Asl che non dipendono direttamente dalla Regione. Quante infrazioni sono state rilevate negli ultimi tre anni?
  3. Approvare una legge o proporre emendamenti nell’ambito delle funzioni di consigliere è un reato? Questo indipendentemente dal giudizio politico che si può dare di certi atti. L’ignoranza in merito agli atti che si approvano (cosa molto diffusa) è una colpa politica non un reato penale.
  4. Roberto d’Ippolito sul Corriere fiorentino ha ricordato che la famosa legge del giugno 2020 che contiene l’emendamento oggetto di attenzione da parte della magistratura prevede anche molte novità per favorire la diminuzione della produzione dei rifiuti, il reimpiego, il riuso e il riciclo degli scarti di lavorazione e favorire il mercato dei prodotti riciclati a minor impatto ambientale in linea con il programma europea relativo all’economia circolare.
  5. Gli emendamenti proposti dal consigliere Pieroni e approvati, con il solo voto contrario di Fattori, dal consiglio regionale ( che riguardano alcune deroghe per gli scarichi di acque di depurazione) sono in contrasto con la legge nazionale ? Prevale sempre la legge nazionale come è ormai giuridicamente chiarito da tempo( ed è anche per questo che l’ articolo non è stato mai applicato da chi deve rilasciare autorizzazioni o fare controlli) e quindi il governo ha fatto ricorso davanti alla Corte costituzionale. E’ una cosa che avviene molto spesso, in Toscana le leggi impugnate sono state 48, tra le più recenti quella sull’autodromo di Scarperia e sui prodotti a km 0 nelle mense.( questo è il ricorso del governo)
  6. come già fatto per altre leggi la regione può modificare la propria legge seguendo le indicazioni del governo anche prima del pronunciamento della Corte ,che ancora non c’è stato , l’indagine dei magistrati a questo fine non ha nessun rilievo.
  7. L’inchiesta sembra sia iniziata ben prima del 2020, se le cose erano ritenute così gravi perché non si è intervenuti prima?
  8. I rapporti tra imprese infiltrate dalla malavita e i politici sono inesistenti.
  9. Il fatto che l’Associazione conciatori abbia cercato di evitare alcuni controlli e non abbia controllato la filiera dello smaltimento di alcuni rifiuti, fatto che gli inquirenti ritengono essere penalmente rilevante, non inficia il lavoro che la Regione stava facendo per cercare di rendere sempre più sostenibile la produzione di un comparto tra i più importanti d’Italia nel settore del cuoio.
  10. Il protocollo d’intesa del marzo 2019 tra regione e conciatori è ancora valido o ci sono rilievi anche su questo atto che disegna alcuni obiettivi rilevanti di economia circolare con la realizzazione di impianti per il trattamento di fanghi e sottoprodotti delle lavorazioni?
  11. Che le aziende del settore conciario cercassero di avere un ascolto privilegiato in sede politica regionale dimostra solo quanto certi interessi privati ( pur importanti visto che coinvolgono migliaia di lavoratori e famiglie) riescano a permeare le scelte politiche ai più alti livelli. Basterebbe tornare alle discussioni per l’approvazione del PIT- Piano paesaggistico regionale per averne esempi lampanti e che riguardano forze di governo e di opposizione. Però se non ci sono episodi di chiara corruzione sono comportamenti politici più che discutibili ma non comportano rilievi penali.
  12. Attualmente le aziende conciarie stanno continuando a lavorare ed utilizzano il sistema di depurazione di Aquarno che riguarda anche la depurazione degli scarichi civili. In corrispondenza dello scarico è installata una stazione di campionamento dell’A.R.P.A.T. (Agenzia Regionale per la Protezione Ambientale della Toscana) che periodicamente e regolarmente effettua controlli e analisi sui campioni prelevati all’impianto.
  13. Concedere fondi regionali e comunitari del Por Fesr per attività di ricerca e formazione come avvenuto con il Consorzio PO.TE.CO non è un reato per il solo fatto che ne facessero parte alcuni degli indagati.( pagina web) Anzi alcune delle ricerche finanziate è bene che proseguano perché possono essere importanti non solo per il comparto conciario.

La Regione ha deciso di costituirsi parte civile nell’eventuale procedimento ma in questo modo ha di fatto riconosciuto che i consiglieri regionali non sapevano cosa stavano approvando e questo riguarda anche l’attuale presidente Giani che ricopriva la carica di presidente dell’assemblea. Inoltre dà per scontata la colpevolezza di persone che ancora non sono state neppure rinviate a giudizio o processate.

Intanto si propone l’ennesima commissione o osservatorio sulla criminalità, che andranno a sovrapporsi a chi dovrebbe essere deputato al controllo del territorio dalle infiltrazioni malavitose a partire dalle prefetture, e che rischiano di diventare il luogo in cui la politica si autoassolve senza risultati tangibili.

Invece potrebbe essere questa l’occasione per ridiscutere il ruolo della politica in rapporto ai territori, al bene comune e agli interessi particolari che provengono dal tessuto sociale e produttivo regionale.

Leonardo Romagnoli

29.4.21

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