Dove va l’agricoltura mugellana?

Dove va l’agricoltura mugellana?

Le donne democratiche del Mugello hanno promosso martedi sera un incontro sul futuro dell’agricoltura in Mugello con riferimento al distretto rurale e biologico, ai cambiamenti climatici e alle integrazioni con il turismo.

Una sala piena di agricoltori e addetti ai lavori ha ascoltato con attenzione gli interventi dell’Assessora Saccardi e della consigliera Ilaria Bugetti dopo l’introduzione di Cristina Becchi vice sindaca di Borgo san Lorenzo.

Sul fronte delle risorse per il PSR della regione 2023-27 è stato detto che non subiranno nessuna diminuzione rispetto all’attuale programmazione e questa è sicuramente una buona notizia. A questo si sono aggiunti recentemente 340 milioni per il prolungamento della programmazione in corso agli anni 2021-22 che serviranno per scorrere le graduatorie esistenti in varie misure e per stimolare interventi nel senso della sostenibilità a partire dal biologico.

Come è stato detto in un recente convegno sui distretti biologici promosso da Anci partire dai numeri è fondamentale e invece anche in questa occasione, a parte le cifre fornite dall’assessore regionale e alcune dalla Bugetti, i dati sono mancati.

Dico questo perché quando si parla di distretto rurale e biologico non basta dire che il Mugello ha il 50% di superficie agricola biologica ( in realtà è il 44%) se non ci capisce da dove deriva questo aumento rispetto al 25% del 2010. La relazione economica allegata al progetto del distretto, approvata da tutti i comuni, riporta i dati del 2010 per l’agricoltura e al 2017 per la demografia quando era abbastanza semplice fare un aggiornamento al 2020( o almeno al 2019).

Nell’incontro si è sottolineata l’importanza di sostenere i giovani nel creare aziende facendo anche riferimento alla Banca della Terra che dovrebbe permettere il riutilizzo di terreni oggi abbandonati o non adeguatamente coltivati. Quanti sono in Mugello o nel territorio del distretto?

In attesa dei dati del nuovo censimento in corso bisogna affidarsi ai dati della Regione Toscana e di Artea anche se, secondo me, non danno il quadro completo della situazione. Sono molto diffuse oggi aziende con giovani imprenditori che pur essendo biologici o biodinamici non figurano negli elenchi ufficiali in quanto non sono certificati e non accedono ai contributi del Psr essendo dediti essenzialmente ad un rapporto diretto con i consumatori che ne apprezzano la qualità dei prodotti.

Tornando ai dati ufficiali posso dire che le aziende bio nel distretto sono 229 con una superficie che non arriva a 8000 ettari, rispetto al 2010 la superficie bio ”ufficiale” è aumentata meno di 200 ettari in compenso la Sau è diminuita del 40%. Un diminuzione che sommata a quella del decennio precedente dovrebbe imporre una forte riflessione su come invertire questa tendenza che altrimenti rischia di far diventare l’agricoltura un settore marginale della nostra economia territoriale.

A volte ragionare solo sulle percentuali rischia di farci perdere di vista la realtà ( un po’ come nella partecipazione elettorale) e un distretto rurale deve porsi il recupero produttivo delle aree agricole come obiettivo prioritario.

Nella serata c’è anche chi ha nuovamente sollevato il problema degli ungulati e dei problemi creati dall’impennata dei prezzi di alcune materie prime che incidono negativamente sull’attività produttiva, in particolare nel settore del latte. Attualmente è in vigore un accordo triennale con la centrale fiorentina che rischia di non essere remunerativo se continuerà questa tendenza all’aumento dell’energia e di altri prodotti. Con una struttura di trasformazione locale i produttori mugellani di latte avrebbero un maggior sostegno al loro reddito?
A questo fine è stato interessante il contributo del presidente del Forteto Izzo che ha ricordato come il loro stabilimento potrebbe lavorare molto più latte di quello che fa attualmente ( per produrre una mozzarella tutta con latte toscano si approvvigiona in Garfagnana). C’ è bisogno di un’altra struttura oppure il caseificio esistente ( con la cooperativa che probabilmente cambierà nome) potrebbe rispondere ad una parte delle necessità del comparto? Certo è che l’uscita dei soggetti pubblici dalla proprietà della Centrale di Firenze potrebbe , a lungo andare, rivelarsi una scelta non positiva per le aziende toscane.

Per capire davvero quello che sta succedendo ci vuole un’analisi delle filiere per capire quello che è cambiato in questi anni ( in molti casi in senso positivo) per indirizzare le risorse del Psr e del futuro distretto per interventi puntuali di tipo strutturale e promozionale.

Oltre a questo nella nuova calendarizzazione dei fondi Psr della Regione figura anche il bando multimisura per l’attuazione della strategia d’Area interna Valdisieve/Mugello/Val di Bisenzio (Virere) che sarà attivato quando i comuni sottoscriveranno l’Accordo di Programma Quadro previsto dalle indicazioni ministeriali(è un impegno ad attuare gli obiettivi previsti nella strategia).

Gli investimenti riguardano i settori della sanità, istruzione, mobilità ed economia e sono essenzialmente riservati a 5 comuni montani, di cui 4 sono nel distretto rurale del Mugello. La strategia vale 7,5 milioni di euro che potrebbero essere integrati con risorse provenienti dalla programmazione riservata al Gal. A questo proposito nel corso dell’incontro solo la consigliera Bugetti ha ricordato che per il prolungamento dell’attuale Psr al 21-22 i gal toscani riceveranno 17 milioni di euro, secondo i miei calcoli al Gal Start dovrebbero essere assegnato 2,14 milioni di euro che verranno impegnati in parte per scorrere graduatorie di bandi chiusi e in parte sui “progetti di rigenerazione di comunità” che potrebbero riguardare la difesa dei presidi di sanità territoriale e dei servizi socio-assistenziali rivolti alle fasce più debole della popolazione, il consolidamento dell’offerta agrituristica e il rafforzamento del turismo lento, vendita diretta e on line.I progetti di comunità, favorendo l’incontro di diversi soggetti operanti su un medesimo territorio ma uniti da un comune obiettivo, possono offrire un’opportunità per rispondere ai nuovi bisogni emersi sul territorio in seguito all’emergenza epidemiologica. La validità dei progetti di comunità e della metodologia ad essi collegata potrà essere testata durante la fase finale della presente programmazione e, nel caso in cui si dimostrassero uno strumento efficace, si potrebbe pensare di incentrare anche su di essi la futura programmazione. (modifiche 2020/21 alla Sisl)”.

Un’altra notizia interessante emersa dalla serata è la prossima realizzazione di piccoli invasi per l’irrigazione in agricoltura previsti a suo tempo dall’addendum sui danni dell’alta velocità del 2002.

Dopo 20 anni forse qualcosa verrà realizzato anche se limitato agli invasi denominati Pergola A ,B e C nella zona dei Crocioni con l’intervento anche del Consorzio di Bonifica, mentre niente è dato sapere delle altre ipotesi progettuali compresi gli interventi sul Carzola e Carza a suo tempo indicati per risolvere il problema delle portate dei due torrenti.

Un’ultima nota che personalmente non condiviso riguarda le norme sull’oleoturismo e sulla nuova proposta di legge che, in alcune sue parti, cerca di introdurre modifiche di carattere urbanistico in contrasto con la legge 65 e svincolate dal programma di miglioramento agricolo aziendale. Sono previsioni che non hanno nessuna attinenza con l’attività produttiva agricola che viene considerata in subordine all’attività ricettiva.

All’inizio della serata chi ha introdotto ha giustamente ricordato due persone scomparse in questo 2021 che tanto hanno dato alla nostra agricoltura come Adriano Borgioli e Antonio Farina.

Chissà cosa avrebbe detto Adriano?

Leonardo Romagnoli

18.11.21

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