Radio Mugello

27/02/2010

QUESTA NOTIZIA OPPURE ANNUNCIO E' SCADUTA/O

Le bugie hanno le gambe corte

Le bugie hanno le gambe corte

Il bivio del Premier
Luigi Ferrarella
Corriere della Sera
26-02-2010

L a Cassazione mette il timbro definitivo sulla corruzione del testimone David Mills in due processi a Silvio Berlusconi, commessa a fine 1999 nell’interesse del premier-coimputato che all’epoca era già in politica da 5 anni, e coperta oggi da prescrizione grazie alla legge Cirielli approvata nel 2005 proprio dalla maggioranza del presidente del Consiglio. Ma — imprevisto per il premier — quella legge, che tagliava i termini massimi di prescrizione, produce immediatamente i propri effetti liberatori soltanto per Mills: Berlusconi, a causa dello scudo Alfano che dal 26 settembre 2008 ne congelò la posizione fin quando la Consulta lo dichiarò incostituzionale nel 2009, ora deve affrontare l’alea di udienze in Tribunale almeno sino a primavera 2011 prima di approdare alla medesima prescrizione.
E’ il mondo alla rovescia nella storia dei processi a Berlusconi, dove per la prima volta non succede che il suo coimputato di turno resti incastrato e il premier invece no: dopo Berlusconi prescritto e Previti condannato per la corruzione Fininvest del giudice Metta nel lodo Mondadori, dopo Berlusconi assolto e il suo manager Sciascia condannato per le tangenti Fininvest alla Guardia di Finanza, stavolta accade infatti il contrario. È il corrotto teste Mills a cavarsela subito con la prescrizione del reato, ed è invece Berlusconi, indicato dal capo di imputazione come corruttore, a restare con il cerino in mano nel suo processo in Tribunale, che riprende domani a Milano dopo lo stop determinato dall’incostituzionale legge Alfano.
Cerino acceso per quanto? Almeno per i tempi supplementari da aggiungere ai 10 anni di prescrizione del reato, che ieri la Cassazione ha stabilito vadano calcolati dal novembre 1999: e cioè i 14 mesi di sospensione del processo a Berlusconi per il lodo Alfano, alcune settimane di pausa per un turno elettorale, qualche legittimo impedimento, gli ultimi 45 giorni di stop in attesa della Cassazione. Tutti sommati al novembre 2009, queste frazioni spostano l’orizzonte della prescrizione per Berlusconi alla primavera del 2011, quando è improbabile che tutti e tre i gradi di giudizio abbiano fatto in tempo ad essere celebrati.
Già quattro volte tra il 1999 e il 2003 Berlusconi ha evitato, per la prescrizione dei reati, le conseguenze della corruzione con soldi Fininvest di un giudice (nel lodo Mondadori), dell’illecito finanziamento di un partito (il Psi di Craxi in All Iberian), delle falsità da 1.500 miliardi di lire nei bilanci consolidati Fininvest, e delle falsità di bilancio nell’acquisto di un calciatore del Milan (Lentini).
Ma ora Berlusconi ribadisce di non aver corrotto con 600.000 dollari Mills affinchè l’avvocato inglese tacesse la verità sulle società offshore architettate all’inizio degli anni ’90 per la Fininvest. Dunque domani, nel suo processo, Berlusconi potrebbe scegliere di rinunciare alla prescrizione per puntare in Tribunale al riconoscimento dell’estraneità che rivendica: in questo caso ulteriori iniziative legislative in tema di giustizia verrebbero sottratte al sospetto che a dettarle di volta in volta siano contingenti esigenze processuali del premier, e guadagnerebbe in credibilità anche l’annunciata intenzione di voler introdurre norme più severe proprio contro la corruzione.
Se invece il presidente del Consiglio preferirà aspettare, l’annullamento della condanna di Mills gli prefigura la certezza di analoga prescrizione nel 2011, sempre per effetto della legge ex Cirielli che nel 2005 ridusse da 15 a 10 anni i termini massimi. Un bivio di scelte destinato a influenzare anche tempi e modi dell’eventuale approvazione definitiva di due leggi votate sinora rispettivamente dalla Camera e dal Senato: il «legittimo impedimento» automatico per 18 mesi, e il cosiddetto «processo breve» che avrebbe (tra gli altri) l’effetto di estinguere subito sia il processo-Mills di Berlusconi sia l’altro dibattimento in cui è imputato di frode fiscale sui diritti tv Mediaset.

 La prova delle menzogne
Giuseppe D' Avanzo
la Repubblica
26-02-2010

David Mills è stato corrotto. È quel che conta anche se la manipolazione delle norme sulla prescrizione, che Berlusconi si è affatturato a partita in corso, lo salva dalla condanna e lo obbliga soltanto a risarcire il danno per il pregiudizio arrecato all´immagine dello Stato. Questa è la sentenza delle Sezioni unite della Cassazione. Per comprenderla bisogna sapere che la corruzione è un reato «a concorso necessario»: se Mills è corrotto, il presidente del Consiglio è il corruttore. Per apprezzare la decisione, si deve ricordare che cosa ha detto, nel corso del tempo, Silvio Berlusconi di David Mills e di All Iberian, l´arcipelago di società off-shore creato dall´avvocato inglese. «Ho dichiarato pubblicamente, nella mia qualità di leader politico responsabile quindi di fronte agli elettori, che di questa All Iberian non conosco neppure l´esistenza. Sfido chiunque a dimostrare il contrario» (Ansa, 23 novembre 1999). «Non conosco David Mills, lo giuro sui miei cinque figli. Se fosse vero, mi ritirerei dalla vita politica, lascerei l´Italia» (Ansa, 20 giugno 2008). Bisogna cominciare dalle parole – e dagli impegni pubblici – del capo del governo per intendere il significato della sentenza della Cassazione.
Perché l´interesse pubblico della decisione non è soltanto nella forma giuridica che qualifica gli atti, ma nei fatti che convalida; nella responsabilità che svela; nell´obbligo che oggi incombe sul presidente del Consiglio, se fosse un uomo che tiene fede alle sue promesse.
Dunque, Berlusconi ha conosciuto Mills e, come il processo ha dimostrato e la Cassazione ha confermato (il fatto sussiste e il reato c´è stato), All Iberian è stata sempre nella sua disponibilità. Sono i due punti fermi e fattuali della sentenza (altro è l´aspetto formale, come si è detto). Da oggi, quindi, il capitolo più importante della storia del presidente del consiglio lo si può raccontare così. Con il coinvolgimento «diretto e personale» del Cavaliere, David Mills dà vita alle «64 società estere offshore del group B very discreet della Fininvest». Le gestisce per conto e nell´interesse di Berlusconi e, in due occasioni (processi a Craxi e alle «fiamme gialle» corrotte), Mills mente in aula per tener lontano il Cavaliere da quella galassia di cui l´avvocato inglese si attribuisce la paternità ricevendone in cambio «somme di denaro, estranee alle sue parcelle professionali» che lo ricompensano della testimonianza truccata.
Questa conclusione rivela fatti decisivi: chi è Berlusconi; quali sono i suoi metodi; che cosa è stato nascosto dalla testimonianza alterata dell´avvocato inglese. Si comprende definitivamente come è nato, e con quali pratiche, l´impero del Biscione; con quali menzogne Berlusconi ha avvelenato il Paese.
Torniamo agli eventi che oggi la Cassazione autentica. Le società offshore che per brevità chiamiamo All Iberian sono state uno strumento voluto e adoperato dal Cavaliere, il canale oscuro del suo successo e della sua avventura imprenditoriale. Anche qui bisogna rianimare qualche ricordo. Lungo i sentieri del «group B very discreet della Fininvest» transitano quasi mille miliardi di lire di fondi neri; i 21 miliardi che ricompensano Bettino Craxi per l´approvazione della legge Mammì; i 91 miliardi (trasformati in Cct) destinati non si sa a chi mentre, in parlamento, è in discussione la legge Mammì. In quelle società è occultata la proprietà abusiva di Tele+ (viola le norme antitrust italiane, per nasconderla furono corrotte le «fiamme gialle»); il controllo illegale dell´86 per cento di Telecinco (in disprezzo delle leggi spagnole); l´acquisto fittizio di azioni per conto del tycoon Leo Kirch contrario alle leggi antitrust tedesche. Da quelle società si muovono le risorse destinate poi da Cesare Previti alla corruzione dei giudici di Roma (assicurano al Cavaliere il controllo della Mondadori); gli acquisti di pacchetti azionari che, in violazione delle regole di mercato, favoriscono le scalate a Standa e Rinascente. Dunque, l´atto conclusivo del processo Mills documenta che, al fondo della fortuna del premier, ci sono evasione fiscale e bilanci taroccati, c´è la corruzione della politica, delle burocrazie della sicurezza, di giudici e testimoni; la manipolazione delle leggi che regolano il mercato e il risparmio in Italia e in Europa.
La sentenza conferma non solo che Berlusconi è stato il corruttore di Mills, ma che la sua imprenditorialità, l´efficienza, la mitologia dell´homo faber, l´intero corpo mistico dell´ideologia berlusconiana ha il suo fondamento nel malaffare, nell´illegalità, nel pozzo nero della corruzione della Prima Repubblica, di cui egli è il figlio più longevo.
E´ la connessione con il peggiore passato della nostra storia recente che, durante gli interminabili dibattimenti del processo Mills, il capo del governo deve recidere. La radice del suo magnificato talento non può allungarsi in quel fondo fangoso perché, nell´ideologia del premier, è il suo trionfo personale che gli assegna il diritto di governare il Paese. Le sue ricchezze sono la garanzia del patto con gli elettori e dell´infallibilità della sua politica; il canone ineliminabile della «società dell´incanto» che lo beatifica. Per scavare un solco tra sé e il suo passato e farsi alfiere credibile e antipolitico del nuovo, deve allontanare da sé l´ombra di quell´avvocato inglese, il peso di All Iberian. È la scommessa che Berlusconi decide di giocare in pubblico. Così intreccia in un unico nodo il suo futuro di leader politico, responsabile di fronte agli elettori, e il suo passato di imprenditore di successo. Se quel passato risulta opaco perché legato a All Iberian, di cui non conosce l´esistenza, o di David Mills, che non ha mai incontrato, egli è disposto a lasciare la politica e addirittura il Paese. Oggi dovrebbe farlo davvero perché la decisione della Cassazione conferma che ha corrotto Mills (lo conosceva) per nascondere il dominio diretto su quella macchina d´illegalità e abusi che è stata All Iberian (la governava). Il capo del governo non lo farà, naturalmente, aggrappandosi come un naufrago al legno della prescrizione che egli stesso si è approvato. Non lascerà l´Italia, ma l´affliggerà con nuove leggi ad personam (processo breve, legittimo impedimento), utili forse a metterlo al sicuro da una sentenza, ma non dal giudizio degli italiani che da oggi potranno giudicarlo corruttore, bugiardo, spergiuro anche quando fa voto della «testa dei suoi figli». 

 

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