Il medico e lo stregone

IL MEDICO E LO STREGONE

Presentazione

Il documento che vi presento è uno scritto del Dot. G. Ferretti apparso nel marzo del 1880 sulla rivista “Il Pananti” (sottotitolo rivista minima mugellana) che aveva iniziato le pubblicazioni l’anno precedente. Veniva stampata a Firenze ma aveva la redazione a Barberino ( Baldi) con corrispondenti in quasi tutti gli altri comuni del Mugello ed erano soprattutto dottori. Gli articoli pubblicati su “Il Pananti” erano per la quasi totalità dedicati alla letteratura, ma non mancavano collaborazioni più interessanti quali quelle del Dottor Ferretti che era il direttore dell’ospedale di Luco di Mugello.
Il Ferretti si occupò in particolare di alcune malattite molto diffuse nella nostra zona, dedicando , per esempio, un lungo saggio a puntate alla pellagra che veniva analizzata non solo nei suoi aspetti clinici ma anche nelle cause socio-economiche ( come avviene anche nella relazione sull’attività ospedaliera in quegli anni). Le conclusioni del Ferretti non sono scientificamente corrette ma il suo lavoro ci permette di conoscere una realtà di miseria di numerose famiglie contadine del Mugello (sulla pellagra e il Mugello nel XIX secolo esiste un saggio di Marcello Landi di Casa d’Erci pubblicato sul n. 5 di Giotto 1993).

L’articolo su “I pregiudizi dei Mugellani” mette in luce aspetti del modo di pensare e di agire delle popolazioni locali, oggi in gran parte non più esistenti, e nello stesso tempo evidenzia l’incomprensione da parte di certi intellettuali verso tutto ciò che non faceva parte della cultura ufficiale, evitando così ogni distinzione tra un sapere medico popolare o contadino e le superstizioni di chiara derivazione religiosa. Purtroppo questo modo di agire ha portato ad una generalizzazione negativa del problema con un rifiuto totale verso ciò che era estraneo alle conoscenze ufficiali. La conseguenza è stata la perdita ormai quasi totale del sapere contadino e di ciò che non era legato alle superstizioni e ai fenomeni occulti.(1) Nel 1899 Charles Leland pubblicò un libro “ Il Vangelo delle streghe” in cui ricostruiva le antiche usanze stregonesche italiane con una particolare attenzione anche a territori a noi vicini come la Romagna Toscana: “In effetti le antiche tradizioni stanno sparendo con una velocità talmente incredibile che le fonti più autorevoli mi assicurano – e lo posso constatare io stesso- che quanto da me collezionato e trascritto dieci anni fa nella Romagna Toscana, grazie ad una collaborazione eccezionale, non potrebbe oggi essere raccolto da nessuno, poiché non esiste più se non nella memoria di pochi, vecchi stregoni che scompaiono di giorno in giorno, senza lasciare traccia”, anche se , ricorda il Leland, “Le donne o le streghe, avendo maggiore vitalità, dureranno più a lungo(…) la cosa notevole, sebbene difficile da comprendere, consiste nel fatto che così tante tradizioni antiche siano sopravvissute tra i contadini con così pochi cambiamenti”( il libro di Leland è stato ripubblicato da Barbés di Firenze nel 2012).

Il dottor Ferretti nel proporre ai lettori de “Il Pananti” questo elenco di pratiche e superstizioni ha sicuramente fatto una scelta tendente ad evidenziare la stupidità di tali pregiudizi, infatti in gran parte ritornano parole o numeri di natura religiosa evitando quanto poteva avere un riferimento ad una corretta fitoterapia di origine popolare (2). Non mancano però accenni di un certo interesse come quello dell’uso del pidocchio e di alcune erbe per la cura di certe malattie. Siamo verso la fine del 1800 in piena epoca positivistica e tutti questi fenomeni sono molto sfumati e ci sarebbe da chiedersi se , prima dell’avvento della moderna scienza medica, non sia stato proprio il pregiudizio di derivazione religiosa a distruggere il ricco patrimonio delle conoscenze “mediche” del mondo contadino. “Nelle società arcaiche la salute della comunità familiare era di pertinenza femminile; le conoscenze, tramandate di madre in figlia, erano legate alla terra, alle stagioni, alle fasi lunari. Per questo ogni curatrice era una potenziale malefica, per questo — a differenza dei medici «accademici» — le donne si rifacevano a consuetudini empiriche, al tocco della mano, alla comprensione «umana» del malato. Medicina alternativa, si direbbe oggi. Molto usata, anche se di nascosto. Tanto da diventare magia, a volte esorcismo”(E. Maderna).Va detto che alcune pratiche “ magiche “ sono sopravvissute fino a qualche decennio fa ed hanno fatto parte del folklore dell’infanzia di chi ha vissuto nei paesi della campagna mugellana.(lr)

I PREGIUDIZI DEI MUGELLANI

SE è vero ( come dice il Leopardi) “ non v’ha cosa più ingiuriosa allo spirito umano dei pregiudizi”, le popolazioni mugellane “ingiuriano allo spirito loro” con una tenacità veramente degna di una causa migliore!
A provarlo , noi ci limiteremo ad enumerare alcuni di essi sciegliendoli fra quelli contro i quali gli esercenti l’arte salutare nella bella Val di Sieve, sono costretti a combattere continuamente. Lo facciamo tanto più volentieri, in quanto che ( come aggiunge Leopardi)” per distruggere almeno in parte questi nemici della ragione, fa d’uopo farli conoscere e per farli conoscere fa d’uopo venirne al dettaglio”(Saggio sopra gli errori popolari degli antichi. cap.I).

E per cominciare dai pregiudizi relativi alle malattite dei bambini , può dirsi, senza ombra di dubbio, che per quasi tutte si ricorre in Mugello, prima che al medico, alle comari od agli stregoni, alcuni dei quali vivono abbastanza bene alle spalle de’ gonzi; oppure si dà mano alle pratiche agli scongiuri, etc, che molte madri si vergognerebbero di ignorare.

Accade, per esempio , che a un bambino si sviluppi il FUNGACCIO (Mughetto).

  • Si porta la creatura sulla riva di un fosso, e , con un cencio bagnato nell’acqua che vi scorre, si stacca la membranella alla corrente che , insieme ad essa, porterà bravamente via anche la pericolosa malattia!

    -Si tratta invece del MAL DELLA MIGNATTA (afte della bocca?).

    Bisogna allor chiamare la comare, specialista per la cura del grave morbo! Pronuncia… cabalistiche parole e facendo recitare alla madre dell’infermo Salvaregine a iosa, costei fregherà alla bocca di lei l’ erba mignatta(?), la quale riporrà quindi a seccare sotto il Capitone. Nei giorni successivi ripeterà la cerimonia finché la guarigione non sia assicurata!

Per il BENEDETTO ( convulsioni dei bambini) , non abbisognano comari basta che la madre batta fra due sassi un po’ di Sopravivolo ( semper vivum tectorum) per estrarne il succo, del quale darà tre goccie al bambino il primo venerdi dopo la sua nascita!

Anche la cura del LATTIME ( croste che si formano sulla testa) è molto facile . Si pongono nelle mani del fanciullo, uno per ciascuna mano, due pezzetti di pane; si porta fra un branco di pecore perché glieli prendano con le labbra e glieli mangino e il lattime se ne va.

Per sapere se un fanciullo SOFFRE DI BACHI , sua madre, o una delle note dottoresse, prende un fil di rete, lo torce ben bene e lo taglia a piccoli pezzettini che fa cadere in un catino d’acqua collocato sul ventre del piccolo infermo; oppure strugge un po’ di piombo e lo fa pian pianino colare nel catino medesimo. Se i pezzetti di refe si svincolano, o se il piombo fa i fili, il bambino è bacoso, se no, no! Nel caso però che lo sia , si fa presto a guarirlo, basta infatti spruzzargli il viso con l’acqua del catino magico, e fregandoglielo co’ pezzetti di refe o co’ fili di piombo!

Nelle croniche malattie dei fanciulli, credesi spesso in Mugello, che essi siano stregati. Se ne pongono allora i panni a bollire in una caldaia, avendo tale operazione la virtù di far entrare in casa del malato LA STREGA o LO STREGONE. La prima persona che vi capita, dev’esser colpevole della malia , e , senza tante cerimonie, le si impone, sotto pena di esser gettata nel forno ben caldo, di lavare con acqua santa il bambino, del quale è così assicurata la guarigione!

Le buone madri che poi non vogliono che il loro neonato sia mai per mancare del latte delle loro mammelle, han cura di ordinare, non appena lo diedero alla luce, che la propria SECONDA (placenta) sia subito gettata e rimanga per tutto il tempo dell’allattamento in LUOGO UMIDO; e per essere più sicure di non RINGRAVIDARE durante l’allattamento stesso, applicano alle reni un largo cerotto resinoso!


Venendo alle malattie proprie degli adulti, se un individuo stracigliato (colle sopracciglia che si toccano) guarda fisso un altro, gli dà subito il MAL d’OCCHIO, e basta questo a far sì che in lui si sviluppi un’infermità qualunque , per stabilire però se esista veramente il Mal d’Occhio si fanno cadere in catino d’acqua tre gocce d’olio. Se restano intere , il mal d’occhio non esiste , se si dividono e spariscono il mal d’occhio esiste, e allora , per guarir l’ammalato, lo si bagna con parte dell’acqua in cui si lasciarono cadere le tre gocce d’olio, gettando il rimanente dalla finestra o nel fuoco!

Per guarir il MAL DELLO SPIEDE ( malattia dello stomaco), lo guariscono i soliti dottoroni, TURANDO su la REGOLA( l’analisi xifoide dello sterno?) che verificano caduta mediante alcune misure, e che costringono a TORNARE al POSTO con fasciature e con parole cabalistiche!

IL MAL della STRUZIONE (inappetenza, struggimento) , si vince BATTENDO fra due sassi di pietra viva dell’erba struzza (?) per rifluirla FINE FINE e poterla così unire alla chiara d’uovo di tacchina vecchia formando una poltiglia che si applica sullo stomaco!

Per guarire il MAL della MELAGNANA (emicrania) occorre l’applicazione locale di pezzette bagnate in un’infusione a caldo di bucce del frutto di melograno, la quale alcuni prendono anche per bocca!

Se le BOLLICINE del MAL del PROCINTO (erpete circinata) arrivano a circondare il membro sul quale si sviluppano, od a formare grosso un cerchio, l’individuo che ne è affetto muore sicuramente! Ad impedire che questo avvenga l’individuo stesso deve BUCARSI UN DITO E SEGNARE COL PROPRIO SANGUE TUTT’INTORNO AL MALE ! Sarà però meglio se userà, per far ciò, del sangue di un altro che sia perfettamente guarito della medesima infermità( questa pratica sembra molto simile al trattamento del Fuoco di S. Antonio (Herpes zoster) effettuata anche in epoche recenti NdR).

LA INFIAMMAZIONE AGLI OCCHI ( congiuntivite cronica) si combatte impastando un po’ di fior di farina con latte di una donna che , se l’infermo è femmina, abbia partorito un maschio, e che , se l’infermo è maschio, che abbia partorito una femmina; e distendendo l’impasto in DUE ROTELLINE DI FLANELLA SCARLATTA che si applicano alle tempie del paziente!

Il FIELE SPARSO (itterizia) si guarisce MANGIANDO PIDOCCHI VIVI , o mettendo in infusione un VEZZO DI CORALLO in mezzo bicchiere di vino, che gli itterici debbono bere al buio e a digiuno!


Per prevenire lo sviluppo della RABBIA (idrofobia) o bisogna farsi cauterizzare la morsicatura sospetta col CHIODO DI SAN DONNINO ( in quel di Volterra), o prendere certe polverine (cantaride?) vendute da alcuni ciarlatani le quali fanno grosso pisciare i CAGNOLINI (ematuria?). Tali polverine ingoiano pure coloro che furono solo tocchi dalla bava d’un cane ritenuto idrofobo!(il vaccino antirabbico fu realizzato da Pasteur nel 1885 ndr).

La STORIA dei RENI (lombaggine) guarisce soltanto se chi ne è affetto si stende bocconi a terra e si fa passare sopra più volte una donna che abbia avuto un parto doppio o che sia gravida la quale lo prema fortemente sul dorso co’ piedi!

A guarire LE RISIPOLE (infezione della pelle di tipo batterico NdR) abbisogna una settima o settimo (settimo nato), che tracci sul male una croce con un anello benedetto da sposa e pronunci certe magiche parole!

Il VERME SOLITARIO ( tenia) , viene espulso bevendo un grosso quartuccio di ranno!


I PORRI delle mani (verruche) si guariscono contandoli e mettendo un corrispondente numero di sassolini in un involto di carta che si getta in un pozzo vicno al quale il malato non deve più passare fino a guarigione compiuta ! Altri invece di sassolini usano CHICCHI di grano o di granturco che involtato buttano nella strada. Le verruche di quello che ha gettato l’involto, passano allora nelle mani di chi lo raccoglie! Altri ancora medicano le verruche col sangue mestruo, ma un’inferma di verruche non può adoperare il proprio!

Ma la spiacevole enumerazione di molti e molti altri consimili volgarissimi pregiudizi ci porterebbero troppo oltre. Non terrem quindi parola delle diverse malattie, più specialmente delle donne, per guarir le quali si ricorre frequenti volte alla LIMATURA d’ogni sorta di metalli caduta sul banco di un fabbro-ferraio e neppure ricorderemo i devoti PELLEGRINAGGI, le pie OFFERTE, i divini uffizi, i VOTI solenni, le implorate benedizioni, le miracolose CINTURE, i sacri SCAPOLARI ecc, che in Mugello, come forse per tutto, hanno la segnata virtù di guarir ogni male. Termineremo invece facendo a’ nostri lettori il prezioso regalo di un bellissimo sonetto che avemmo dall’ egregio Sig. Conte Tommaso Cambray-Digny, e che appunto si riferisce ad un pregiudizio medico de’ mugellani.

LA MEDICINA PER IL MAL DI GOLA

ricetta mugellana

Dico così perché, quando s’intende

Bena la malattia, la cura è lesta

E il mal di gola è un male che dipende

Dall’ugolo, che cala, e che giù resta

Però quand’uno ha un ugolo che scende,

La medicina che ci vuole è questa:


Un ciuffo di capelli prende,

Ma grosso, di quassù dietro la testa;

Poi fra i questi capelli s’attortiglia

un chiodo, e poi si tira, tale e quale

come se si sturasse una bottiglia:

qualche pelo si strappa, si capisce,

ma il più ‘sta forte, e l’ugola risale:

E così il mal di gola si guarisce!

Dott. G. Ferretti

Il Pananti marzo 1880

NOTE

  1. Non la pensa così Erika Maderna che parlando delle medichesse scrive “ curiosamente, dei loro saperi empirici, dei farmaci e delle sperimentazioni, molto anadava a confluire nel bacino della scienza ufficiale, e lì veniva sottoposto ad elaborazione e perfezionamento, ma in modo sotterraneo, senza alcuna forma di riconoscimento.”Per virtù d’erbe e d’incanti – la medicina delle streghe” Aboca 2018.

  2. queste medichesse si sono trovate a interpretare il perfetto capro espiatorio della più cruda battaglia ideologica contro le antiche forme della cultura magica : una congiura collettiva contro il genere femminile, sebbene mascherata da crociata anticlericale, un baluardo abbattuto dagli assalti di eserciti congiunti”(idem)

pubblicato in Leonardo Romagnoli  “Mugello , storia e curiosità” edito da Radio Mugello nel dicembre 2018

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