I terremoti in Mugello nel corso dei secoli

In occasione del Natale 2018 la radio ha stampato un piccolo volume “Mugello , storia e curiosità” che conteneva alcuni saggi usciti quasi 40 anni fa sul mensile Al Contrario. Due li ho già ripubblicati in questa sezione del sito è sono quello sul “Medico e lo stregone” e la relazione ritrovata da Filippo Bellandi su Borgo san lorenzo nel nel 1825.
Un altro articolo era questo sui terremoti in Mugello dall’antichità ad oggi(La parte sul 1919 l’ho poi ampliata e inserita in Mugello 1919) che vista la ricorrenza vicina del 29 giugno ho ritenuto opportuno ripubblicare.(LR)

I TERREMOTI IN MUGELLO

Nella cartina delle località sismiche d’Italia il Mugello è inserito in classe 2 di pericolosità media e proprio nel 2019 si ricordano i cento anni dalle scosse che nel 1919 provocarono danni e morti in varie parti del territorio.
Quella che segue è la ricerca che pubblicai sul n.21 di Al Contrario, mensile mugellano, in seguito ai rilievi fatti sui possibili effetti del futuro invaso di Bilancino sulla sismicità dell’area come documentato da alcune ricerche internazionali. In particolare il riferimento erano di studi di M. Roubault sulle catastrofi naturali. Dopo aver letto il libro mi feci l’idea che l’obiezione poggiava su presupposti abbastanza labili in quanto il lago , che a noi sembra grande, non aveva le dimensioni e la capacità di incidere sulla falda in modo significativo.

Nel febbraio di quell’anno , 1980, erano state registrate alcune scosse avvertite nella zona del Mugello per cui partivo da questo per ripercorrere una storia a cui mi ero appassionato strada facendo.

Introduzione

(…) Questa scossa ha riproposto alcuni interrogativi che accompagnarono la discussione sulla Diga di Bilancino negli anni passati. Come molti ricorderanno, padre Bravieri dell’osservatorio Ximeniano di Firenze pose il problema degli effetti che una massa d’acqua di 80 milioni di metri cubi avrebbe potuto avere in un territorio di notevole attività sismica come il Mugello (Bravieri parla di “ monti che mostrano già un equilibrio instabile”)(1) e gli fu risposto dall’assessore all’ambiente Ottati che i tecnici preposti al progetto conoscevano la sismicità della zona e ne avrebbero tenuto conto. Il problema , però, non riguardava i sistemi di costruzione, ma l’invaso in quanto tale. In altre parole, il lago può favorire il manifestarsi di fenomeni sismici? Non sono domande terroristiche, ma interrogativi che si basano su dati riferiti ad esperienze simili in altre parti del mondo. Al proposito Bravieri citava le parole di I. P. Rothé ( riportate anche nel libro di geografia per le scuole superiori Cuscani Politi) : “esistono ora moltissime prove che le costruzioni di laghi artificiali può produrre terremoti in zone ove prima non avvenivano”. E concludeva invitando gli increduli a consultare gli esempi riportati nel libro di M. Roubault sulle catastrofi naturali pubblicato da Einaudi (2).

La Storia

Partendo da queste constatazioni ho deciso di fare un elenco dei terremoti che hanno sconvolto il Mugello nel corso dei secoli, riportando testimonianze di vari narratori, alcune delle quali sono sate oggetto di pubblicazione all’inizio del 1900 a cura di G. Baccini sul “Giotto” ( ho anche consultato la relazione di padre G. Giovannozzi, direttore dell’Osservatorio Ximeniano, pubblicata in “Serate Italiane” del 4 agosto 1895). Inoltre , per quanto è stato possibile, ho cercato di aggiornare la cronaca degli avvenimenti fino ai nostri giorni.

Il “Terremoto”(3) più antico del quale si ha notizia sta a metà fra la storia e la leggenda : “ il 14 maggio 1335 un forte improvviso terremoto scotè da imo a sommo e spaventò il Mugello cagionando il seguente strano avvenimento. Una falda della gran montagna detta la Falterona staccatosi e franò dalla parte che discende verso il torrente di Dicomano giù per lo spazio di quattro miglia …” e coprì il paese sottostante.


Questa la cronaca riportata dal Chini nella sua Storia del Mugello (p.201 vol.II), nella quale narra anche di due serpenti a quattro zampe grossi come cani che sarebbero venuti alla luce, ma naturalmente, come dicevo prima, qui siamo già nella leggenda. Questa notizia il Chini l’aveva ripresa dal Brocchi, il quale affermava che uno di questi animali fu ucciso a Dicomano e il suo scheletro posto in casa Vivai ( il racconto può avere alcune similitudini con la leggenda del mitco Regolo diffusa in diverse zone del centro Italia tra cui San Piero a Sieve). Comunque che una frana intorpidì le acque della Sieve e quindi dell’Arno è confermato anche dalle cronache del Villani e dell’Ammirato riportate nella stessa pagina della storia del Mugello (4):

Il paese travolto dalla frana era Castagno d’Andrea e la frana è quella parte di montagna sulla sinistra del Falterona guardando dal lato toscano che noi bambini nella colonia dei salesiani chiamavamo “la grande frana”. Alcuni sostengono che in seguito a quegli eventi si formò il laghetto detto della Gorganera.

Ben più minuziosi i resoconti dei terremoti successivi a partire da quello violentissimo del 13 giugno 1542. Scarperia fu l’epicentro del sisma e il paese più danneggiato (un primato questo che conserverà nei secoli) , ma il disastro coinvolse tutto il Mugello.
Anche se i racconti non concordano sull’entità di alcuni danni materiali, da essi risalta comunque che si trattò di un avvenimento sensazionale che causò enormi devastazioni.

Padre Giuliano Ughi della Cavallina nella sua “Cronica” parla di 1288 case distrutte, 113 morti e 250 feriti, mentre un documento riportato da G. Baccini sul “Bollettino storico mugellano”, accenna a 3000 abitazioni rovinate e ad un numero inferiori di morti. Infine nelle “Ricordanze” della ex Badia di Sal Salvadore a Vaiano si afferma : “ Fu il numero dei morti 240 ; degli storpiati più che 300, delle case rovinate 1700 e così fu portata la lista all’Ill.mo signor Duca Cosimo I de’ Medici”.

La maggior parte del castello di Scarperia compreso il palazzo del Vicario venne distrutta dal sisma ed è appunto in questo paese che il numero delle vittime fu più alto : nel diario di un certo Lapini si parla di 140 morti e 120 case rovinate (Scipione Ammirato dice che i morti furono 150).
Scarperia venne visitata anche da Cosimo I° al quale i cittadini chiesero di essere esentati da una nuova tassa imposta in quei mesi, ma il Duca concesse loro solo un rinvio di alcune settimane.

Il documento che riporto qui sotto non l’ho scelto per i dati generali ( forse non esatti), ma soprattutto per la descrizione minuziosa dei danni verificatisi in alcune località.

La torre del castello del Borgo San Lorenzo della porta con 16 case rovinate e morte 8 persone. Scarperia castel grosso tutto rovinato,mortovi 14 persone, le mura quasi tutte per terra (…) rovinato il palazzo el Vicario e mortovi la serva et un garzone e un birro. Il castel di Ronta rovinato e mortovi 12 persone . S. Agata, villa, rovinata la chiesa e mortovi 6 persone. Galiano villa rovinata tutta e mortovi 20 persone. Barberino, castello, rovinatovi molte case e mortovi assai persone. La Cavallina , villa, tutta rovinata. Il Bosco a’ Frati rovinato il convento e due travi cadute e trattenute in su le braccia a un crocifisso. Comugnole, villa del Duca Cosimo, con 12 poderi, rovinata e mortovi 3 persone e 12 feriti. La Pieve di Fagna con 7 poderi rovinata. Cresbiano villa tutta rovinata e mortovi assai persone. San Giovanni Maggiore (…) rovinato il campanile e aperta la casa. Muccian castello rovinata la chiesa. Brucciano villa tutta rovinata. Vespgnano castello rovinata la chiesa. Gattaia e Pagliericci, ville , rovinate molte case. Librafratta tutta spianata, il castello di Vernio tutto rovinato . Tigliano, villaggio , rovinate 20 case. San Giovanni al Corniolo, villa, rovinatovi 12 case e la chiesa. La cascina di S. Maria Nuova tutta rovinata. La possessione dei Bucarelli rovinatovi 7 case , apertosi il terreno ed ogni cosa sprofondata. Il luogo di maestro Alessandro da Ripa delle possessioni fatone un lago. Il Monistero di Luco rovinato insieme col campanile. La casa di Cherubino Fortini tutta per terra. Rovinato in Mugello in tutto tremila case. Durò il tremoto grande un terzo d’ora eprima si vidde molti lampi grandissimi,dipoi scurò”.

Ovviamente il “terzod’ora” è un periodo impossibile, dovuto forse all’emozione dello scrittore di fronte all’immane tragedia.

Ma il terremoto del 1542 ha anche degli aspetti curiosi , come quello narrato da Giorgio Agricola nel suo “Della natura delle cose”, dove accenna alla nascita di un fiumicello che puzzava di zolfo e che scomparve dopo pochi giorni ( fonti di acqua solforosa sono ancora oggi presenti in alcune zone del territorio). E non potevano mancare dei risvolti religiosi. A questo proposito esiste un documento notarile del 13 giugno 1613 redatto da Antonio d’Antonio Zaffini, notaro di Scarperia, nel quale si narra di un’immagine della Madonna ( detta dello Spedale o anche “Madonna di fuora” perché posta fuori la porta fiorentina di Scarperia, opera dipinta nel 1408 da un certo Urbano Tedesco) che avrebbe cambiato posizione:

Fo piena et indubitata fede, come Giovanni di Giuliano Del Bianco di Scarperia, da me richiesto, mi disse che l’Immagine Santissima della Beata Vergine dello Spedale (…) quale ora adora il suo figlio e lo guarda , innanzi all’anno 1542, e avanti il gran tremoto, da lui è stata vista , e di ciò è fedel testimonio , che detta immagine della B.V. guardava la strada(…) E più detto dì trovai Domenico di Antonio Giordani da Scarperia e lo demandai delle medesime cose antedette e mi rispose così (…) Mi disse essere verissimo il miracolo (…) e che si ricorda che la detta immagine guardava nella strada e aveva il figliolo in braccio e che aveva affibbiato il manto al petto con un bottone verde, e che la mattina all’alba de’ terremoti 1542 miracolosamente si levò il bambino di braccio e lo pose ai suoi piedi, e si volse con gli occhi in giù adorando il suo figliolo nel modo che ora si vede e sciogliendosi il manto dal petto nel modo che ora sta; e più mi disse avere cento e mille volte visto con gli occhi propri la detta immagine con bambino in collo, e con gli occhi volti verso la strada…”(5)

Il racconto è molto lungo e comprende altre dichiarazioni simili a questa . Insomma un miracolo certificato dal notaio. E’ probabile che su tale vicenda abbia pesato il terremoto del 9 settembre 1611 che sconvolse ancora Scarperia ed anche il sisma più lieve del 4 agosto 1595 che danneggiò il convento di Luco e provocò alcune vittime. Del primo avvenimento, quello del 1611, esistono descrizioni dettagliate, fra cui una relazione al Granduca Cosimo II° de’ Medici nella quale viene esposto un preventivo di spesa per i restauri del palazzo vicariale di 827 scudi da utilizzare in due tempi , 670 subito e 160 nell’anno successivo. Secondo la cronaca del parroco di Cerliano le scosse di terremoto furono 4(epicentro sempre Scarperia), ma solo la prima fu di notevole intensità. Nel suo racconto il parroco accenna anche ad fenomeno piuttosto interessante:

… quando il tremuoto venne, le acque dei fiumi , e delle fonti, ch’erano dove scemate più del solito, e dove mancate affatto, la notte medesima crebbero e ritornarono, e per l’apposito alcune vene si seccarono interamente. Di modo che pareva cosa nuova, veder l’acque cresciute, senza che fusse piovuto in luogo veruno”.

Molti danni riportarono la chiesa e il palazzo dei Vicari, la prima aveva il campanile “ fesso dal mezzo in su e spaccato talmente che pende e minaccia con pericolo della chiesa e di tutte le case che vi sono attorno” e il secondo rischiava di crollare nella parte volta verso San Piero, i merli e parte del tetto erano rovinati, così pure la facciata e le stanze interne , inoltre aveva “patito un torrione di fuora alle mura dietro al Palazzo”. Da Firenze venne inviato il capomastro Frizzi che constatò danni per un migliaio di scudi, ma già nel marzo 1612 i Rappresentanti di Scarperia interpellarono di nuovo il Frizzi perchè nuovi terremoti e forti venti avevano aggravato la situazione e necessitavano nuove spese. Come si vede furono mesi di intensa attività sismica che incisero in modo determinante sulla futura stabilità del palazzo vicariale.
Di un altro terremoto nel 1611 parla un articolo a firma Siro Mennini di Scarperia sul Corriere Mugellano del 13 luglio 1919 in un articolo di carattere storico sui terremoti in Mugello in cui riporta la relazione del priore di Cerliano: “un altro forte terremoto venne anche il 4 marzo 1611, danneggiando gravemente il Mugello. A memoria di questo terremoto nel palazzo Pretorio di Scaperia si legge una strana e quanto mai originale iscrizione, prima fatta a pennello, ora nei restauri incisa nella pietra . L’iscrizione dice : “ L’anno del gran terremoto – nel MDCXI a di IV marzo -la Compagnia dei disuniti pazzi – recitò l’Acripanda -tragedia con intermezzi apparenti – a dispetto di morte “. Nella nota alla iscrizione il Mennini scrive “ si dice che la compagnia dei Disuniti Pazzi rappresentasse a dispetto della morte la tragedia ma , quando questa non era ancora a fine , un’altra fortissima scossa di terremoto rovinò ancora il paese e il teatro dove si rappresentava l’Acripanda facendovi anche delle vittime. I Disuniti Pazzi pagarono e fecero pagare così ben caramente la loro imprudenza!”.


Per alcuni anni la terra non tremò più in Mugello e soltanto nel 1660 si avvertirono leggere scosse : una prima il 2 febbraio ed una seconda il 22 marzo. Questo ultimo terremoto provocò invece molte vittime in Romagna e anche nell’Alto Mugello , in particolare Marradi e Palazzuolo.
I morti furono 33 a Marradi (campagna) e due a Palazzuolo , le case distrutte ammontarono rispettivamente a 132 (127 in campagna) e 87 ( 75 in campagna). Il sisma fu percepito anche a Barberino, a Scarperia dove , memori dei disastri passati , corsero tutti a ringraziare la Madonna dei Terremoti per la protezione concessa al paese e alla vallata.

Il 1700 fu sicuramente un secolo di notevoli sommovimenti , ma per fortuna senza le conseguenze descritte fino ad ora. 13 maggio 1731 una forte scossa fece tremare Ronta, ma , come dice il Settimanni nel suo diario , “senza nocumento alcuno”.


Un altro terremoto viene avvertito in tutto il Mugello il 6 agosto 1734. Arriviamo così al 1762 che , senza alcun dubbio, fu l’anno di maggiore attività sismica: scosse di tipo ondulatorio e sussultorio si susseguirono in una arco di tempo di ben 5 mesi, dall’ 11 marzo alla fine di luglio, con la punta massima il 15 aprile. Molti di questi avvenimenti furono annotati dal parroco di S. Agata che fu anche il centro , secondo il Baratta, dal quale si irradiò il terremoto.
Nel ricordato 15 aprile le scosse rilevate raggiunsero un totale di 11 e a queste ne seguirono altre 17 che provocarono danni rilevanti. Questo drammatico periodo per le popolazioni mugellane si concluse tra il 28 e il 29 luglio con altre 8 scosse.. A partire da questo anno e per oltre mezzo secolo il Mugello non fu più teatro di fenomeni tellurici degni di nota, se si eccentua un sisma del VI grado nella zona di Pietramala nel 1767.

Il tranquillo inizio del XIX secolo non deve trarre in inganno, anche l’Ottocento fu caratterizzato da annate che si possono definire sismiche. Infatti a partire dal 1835, con periodicità irregolare, si possono annotare ben sette anni in cui il terremoto si fece sentire.Prima di entrare nel merito delle scosse che si sono succedute nel corso del XIX secolo voglio ricordare che i terremoti descritti in questa nota non necessariamente hanno avuto l’epicentro in Mugello , anche se si tratta in ogni caso di una parte minima. La nostra zona è stata anche il territorio dove i terremoti si sono propagati con facilità. Baratta in un libro della fine dell’800 sui terremoti in Italia dice che la vallata mugellana “ partecipa in specie alle scosse esocentriche provenienti dai vicini centri pistoiesi, fiorentini e della Romagna; anzi molte volte i terremoti di Firenzuola nell’alto bacino del Santerno, si propagano di preferenza nel Mugello, causandovi qualche danno”, così avverrà , per esempio, nel 1874 e la stessa cosa è avvenuta anche nel febbraio del 1980 quando l’epicentro della scossa è stato localizzato sopra Firenzuola dall’osservatorio Ximeniano. Ma torniamo alla cronaca : i fenomeni sismici si verificarono di nuovo il 6 febbraio 1835 con maggiore intensità nella zona di Vicchio, quindi con uno spostamento verso est che costituisce un po’ il fatto nuovo dell’avvenimento. Infatti, come si è visto, epicentro consueto dei sismi è stata in prevalenza la zona di Scarperia.

A Borgo san Lorenzo ne furono sentite due gagliardissime sussultorie e ondulatorie della durata di pochi secondi precedute da un forte rombo, che fecero sbattere le imposte , rovesciare vari mobili, cadere dei comignoli ed aprire delle lievi fenditure nei muri”, in Vicchio i danni furono maggiori. In quest’ultimo comune la popolazione passò la notte all’aperto e la mattina del giorno seguente ( precisamente alle 10) , mentre si stava facendo il bilancio dei danni, venne sorpresa da una seconda scossa “ paurosissima e fortissima”. Nei mesi seguenti continuò “ a muoversi la terra” a causa di lievi scosse che si possono definire di assestamento.


Nell’ottobre del 1843 fu tutta la Toscana, anche se con intensità diverse, ad essere interessata dal fenomeno , ma ancora una volta in Mugello i movimenti “furono assai veementi, pare che Barberino sia stato il più danneggiato, avendo ivi riportato serie lesioni le varie case e la chiesa, ed essendo stata resa inabitabile la Cancelleria comunale “, danni minori furono constatati a Borgo san Lorenzo. La prima scossa fu avvertita nella mattinata del 25 ottobre e un’altra la notte del 26, “ coi medesimi caratteri del giorno avanti”. Come si nota in questo caso il sisma aveva raggiunto la punta massima verso ovest ed ancora nel dicembre del 1864 fu di nuovo Barberino (insieme a Vernio) il centro più colpito. Non ho segnato il giorno perché vi sono delle discordanze fra i vari autori . Padre G. Giovannozzi parla di un terremoto “la sera dell’11 dicembre che si ripetè la sera appresso circa le 4,50. Ambedue , come di consueto, furono seguite da altre minori a brevi intervalli”. Mentre il Baratta scrive che “ nel Mugello, cioè a Barberino, a Scarperia ed a Firenzuola dalle 5 pomeridiane circa a mezzanotte fra il 12 e il 13 ne furono sentite circa 13 , specie fra le e le 7 pomeridiane: i danni quivi arrecati non furono considerevoli; il centro pare sia stato Firenzuola”. Al di là delle divergenze sulla data è fuor di dubbio che nel dicembre di quell’anno avvennero terremoti di rilievo.

Nel corso degli anni settanta dell’ottocento sono da registrare solo alcune lievi e brevi scosse : “ L’8 giugno (1872), mezz’ora dopo mezzogiorno, scossa prevalentemente sussultoria a Ronta e Borgo san Lorenzo” e nel 1874 “ il 4 novembre circa le due breve ma non piccola scossa , prevalentemente ondulatoria, a Ronta .Più tardi, alle 6 e 30, altra meno breve ma più leggiera”(G.Giovannozzi).
Altri avvenimenti di rilievo furono registrati all’inizio dell’ultimo decennio del XIX secolo per la precisione nell’aprile del 1890, il 29 dicembre 1892 e infine il 9 gennaio 1893.

Lo studioso dell’osservatorio Ximeniano così annotava : “ il 5 aprile, verso le 6 e ¾ di mattina, scossa non grave, ma abbastanza notevole, ben avvertita in tutto il Mugello, specialmente a Barberino e Scarperia(…)Altre ne seguirono il giorno 7 , quattro delle quali segnalate a Firenze ( dagli strumenti dell’osservatorio) . Il giorno 17 a ore 7 ant. ultima scossetta , sentita nei soliti luoghi , che chiuse questo breve ed innocuo periodo di attività”.
Di tenore simile le descrizioni degli ultimi terremoti dell’800 , quelli del periodo tra il 29 dicembre 1892 e il 9 gennaio dell’anno successivo. Le scosse iniziarono alle 2,48 del pomeriggio del 29 dicembre e furono leggere a Borgo San Lorenzo e Scarperia mentre aumentarono di intensità a Vicchio , San Godenzo e soprattutto nell’ alto Mugello. E’ probabile che il centro del sisma non fosse il bacino della Sieve ma bensì la Romagna.
Sappiamo invece con certezza che le scosse che furono avvertite in Mugello nel 1899 e nel 1904 avevano il loro centro nel pistoiese.

Siamo così giunti al XX secolo durante il quale sono molti gli avvenimenti da segnalare. Inoltre le nuove tecnologie messe a punto dalla ricerca sismologica ci hanno permesso di conoscere in modo particolareggiato vari aspetti del fenomeno e di registrare anche le scosse non percepibili normalmente (microsismi 1-2 scala Richter), questo soprattutto a partire dagli anni 70 è stato possibile anche in Mugello.

Un violento terremoto con epicentro in Garfagnana fu avvertito distintamente anche in Mugello il 27 ottobre del 1914 e se ne trovano notizie sulla stampa locale senza conseguenze per la popolazione. Perfino il quindicinale satirico “La Fischiata” prese a pretesto la scossa per ironizzare su alcuni personaggi locali , dall’amministratore al parroco. “La capitale Borgo à risentito più d’ogni altra città degli effetti della scossa, era martedi, giorno di mercato, e per giunta eravi l’arcivescovo a cresimare. Non fu bastante neppure la presenza del Gran Pastore a placare l’ira terrestre. Tutto e tutti ballarono come in pieno carnevale”(…) Don Birillone stava in quel frattempo rigovernandosi i vasi nasali, la scossa lo à sorpreso ed un’unghiata inopportuna à costretto il priorone a farsi dare dieci punti di sutura alla parte destra del naso (dieci punti?… Aooe!…). Poi vengono riportate una serie di risposte “ di grandi uomini pubblici, politici e privati”: “delle scosse ne ho subite, e parecchie non per questo sono stanca.Mi piace sentire scuotere”(Contessina Di Schifa Noia ).

Dopo questa parentesi comica torniamo invece alle nostre cronache drammatiche .

Il 1919 è stato l’anno del più disastroso terremoto che abbia colpito la vallata nel corso del 900, paragonabile per intensità a quelli del secolo XVI e XVII : il sisma produsse danni ingenti in tutto il territorio e raggiunse la massima potenza nella zona di Vicchio.


La scossa principale venne registrata alle 17, 6′ e 8” (ora legale) del 29 giugno 1919, ma il “periodo sismico” era iniziato alle 5 del mattino con un leggero movimento seguito da altre cinque scosse ugualmente deboli. “La scossa forte fu poi seguita da una numerosa serie di altre parimenti leggere le quali prima della notte raggiunsero il numero di trenta e seguitarono numerose nei giorni seguenti”.
Purtroppo a questi avvenimenti seguirono varie repliche nei mesi successivi : l’8 e l’11 luglio due terremoti notevoli causarono nuove rovine e quello del 20 settembre fece cadere i muri della chiesa del SS Crocifisso di Borgo san Lorenzo gravemente danneggiata il 29 luglio.

Riporto un brano delle “Osservazioni geotettoniche sul terremoto mugellano” che l’ing. Celso Capacci lesse nell’adunanza del 6 giugno 1920 della Reale Accademia dei Georgofili : “La zona di paese ove il terremoto estese la sua azione distruttiva comprende l’intiero Mugello e la cosiddetta bassa Val di Sieve, il Casentino fino a Bibbiena e quasi tutta la Romagna toscana. Le vittime umane raggiunsero il numero di 100 circa e i feriti furono circa 400, le case distrutte o rese inabitabili furono oltre 800 soltanto in Mugello,La grande scossa delle 17 che ebbe una durata di 10 secondi, può dividersi in tre periodi distinti . In un primo tempo la scossa fu ondulatoria in senso da ovest verso est; in un secondo tempo fu ondulatoria in senso normale ,cioè da nord verso sud; nel terzo periodo ebbe un movimento rotatorio, effetto della resultante dei due precedenti, combinato con un moto sussultorio dovuto questo alla resultante delle ondulazioni superficiali con quelle epicentrali. La zona epicentrale corrispondente alla curva X (disastrosissima) e anche XI (catastrofica) della scala sismologica Mercalli, comprende una vasta regione a nord di Vicchio. Essa è di forma ellittica coll’asse maggiore parallelo al corso della Sieve in quel punto e si stende da Vicchio a Molezzano secondo l’asse minore e da Vespignano a Corella secondo l’asse maggiore. In questa area si ebbero le più grandi distruzioni e per conseguenza il maggior numero di vittime umane, ridotte al minimo dal fatto dell’ora( le 17) alla quale la maggior parte della popolazione si trovava all’aperto. La zona di di grado IX (…) comprende i paesi di Borgo san Lorenzo, Scarperia, Ronta, si estende sulla destra della Sieve, raggiunge Porciano e Papiano in Casentino e occupa la parte montana della Romagna toscana. La zona VIII raggiunge Barberino di Mugello, comprende la pendice meridionale del monte Giovi (…)”.”In generale si osservava che i muri normali alla direzione del terremoto, cioè quelli diretti NS subirono delle oscillazioni che li fecero spostare dalla verticale. Fra i tanti esempi che possono citarsi, uno dei più evidenti è quello presentato dalla facciata della chiesa di Borgo San Lorenzo , la quale si inclinò co forte strapiombo verso ovest mentre la croce in ferro che la sormonta , si inclinò verso levante. Invece i muri diretti EO, cioè nel senso dell’oscillazione principale, furono quelli che subirono le più gravi lesioni di spacchi e fenditure. Alle oscillazioni del secondo tempo sismico , cioè quelle dirette da Nord a Sud, si debbono riferire gli spacchi nel suolo diretti EO che furono osservati in varie località coma ad esempio sopra la villa de’ Ricci a Rustolena, sotto l’abitato di Castello nel piano di Rabatta ed oltre Sieve nel piano sotto la strada comunale del Cistio. Al movimento rotatorio o giratorio, che è sempre il resultato delle componente di due forse normali di intensità diversa , sono dovuti i fenomeni di rotazione della torre della fabbrica Berretti al Borgo e dei pilastri del cimitero del Borgo, di quello di Casaglia, del cancello della villa Giarrè a Pilarciano, di quelli di Vicchio e tanti altri; la rotazione del ciborio della Chiesa di Casaglia è pure un fatto notevole. Le rovine complete di edifici come in tanti punti del contado di Vicchio debbonsi infine al terzo tempo sussultorio del terremoto nel quale i muri già lesionati nei primi due periodi dovettero finalmente crollare.(…) Circa la serie di crepacci surricordati tanto nel piano di Rabatta quanto in quello del Cistio, sulle due sponde della Sieve, è da ricordare come dai crepacci stessi sgorgarono acque limacciose recanti sabbie plioceniche, le quali talora depositandosi sugli orli dei crepacci stessi formarono dei piccoli coni analoghi a quelli osservati sopra i formicai(…)”.

Steno Spinelli sulle pagine del Messaggero del Mugello racconta un viaggio sui luoghi del sisma con tanto di elenco dei danni : “ A Borgo la chiesa del Crocifisso , la Fornace Brunori , il Palazzo della Pretura , il palazzo Savi, il palazzo Bandini, il palazzo Lapi-Stefanelli ( sede dell’Agenzia delle Imposte e dell’Ufficio del registro), la casa del sig. Tebaldo Berretti, il palazzo di piazza Cavou ov’è la Drogheria Aquint, il Palazzo Maganzi, la Pieve senza considerare il numero delle case dichiarate inabitabili dalla Commissione del Genio. Alla Fornace Brunori rovinarono in parte i capannoni uccidendo il piccolo Santoni e rimasero smorzate di circa 4 metri le ciminiere. Il longobardo campanile della Pieve è in parte diruto, la facciata della Pieve stessa minaccia di crollare. Nel comune di Borgo uno dei villaggi più dolorosamente colpiti è Casaglia ( 2 morti e 9 feriti) ma non ha certo l’aspetto straziante di Rupecanina e di Mirandola dove la morte è passata terribile…) entrambi sono rasati e soltanto un cumulo di macerie sono là ad attestare la loro tragica fine.” Anche a Villore e Corella vi furono diversi morti e “paesi ridotti a pietrame”. “Basta arrivare nel piazzale di Vicchio – scrive lo Spinelli – per avere l’impressione della desolazione e della sventura . Una cronaca da Villore , sempre sul Messaggero del 13 luglio racconta che “ Le acque del Botena sono più abbondanti dopo il terremoto; le gore dei mulini di Trasassi e dei Segoni sono ricolme e rumorose di bell’acqua chiara; le fonti che prima buttavano poco ora versano acqua in gran copia e molte sorgenti da tempo riseccatesi hanno in questi giorni rispurgato”.


A questo evento eccezionale ne seguirono nei decenni successivi altri di minore intensità, oscillanti tra il VI e il VII grado della scala Mercalli.
Il 18 luglio del 1929 un terremoto colpì la zona di Borgo san Lorenzo, Santa Maria a Vezzano e Ronta e fu avvertito anche nel territorio di Scarperia e S. Agata attorno al VI° grado. Due anni dopo e precisamente il 5 settembre del 1931 un nuovo sisma provocò danni a Firenzuola ( epicentro) ed anche a Scarperia. E’ stato valutato che la scossa raggiunse nel punto massimo il VII° grado.

Nella notte fra venerdi e sabato verso le 2,30 – scrive il Messaggero del Mugello – tre scosse di terremoto, una delle quali violentissima gettarono lo spavento nella popolazione del comune (Firenzuola ). Diverse case rimasero lesionate , però non si ebbero a lamentare né vittime né feriti e ciò per la brevissima durata della scossa più violenta (…) S.E. L’on. Morelli , sottosegretario alla Giustizia, telegrafava al Podestà esprimendogli il più vivo rincrescimento per la sciagura abbattutasi su questa terra , a lui legata da recenti vincoli di simpatia e di amicizia , ed assicurando il proprio interessamento verso il Governo per eventuali congrui aiuti”(Messaggero del Mugello).
“ Un nuovo periodo sismico nel Mugello si iniziò nella notte del 14-15 dicembre 1931; la scossa principale di VI° grado fu sentita alle 4,30 del 15 dicembre e manifestò la sua massima intensità a Borgo San Lorenzo e Marradi. La scossa non rimase isolata, ma fu preceduta e seguita da altre di più lieve entità” (relazione sulla sismicità del Mugello). “ Il forte movimento tellurico fece fermare alle ore indicate anche l’orologio pubblico(…) dalla Misericordia fu rilevato dalla propria abitazione il procaccia Francesco Innocenti, ammalato, il quale volle essere ricoverato in baracca. In qualche punto come sulla Sieve furono improvvisati bivacchi e si accesero fuochi, essendo piuttosto rigida la temperatura”(messaggero del mugello del 20 dicembre 1931). Grande spavento nella frazione di Casaglia “ dove si recò prontamente , per rendersi conto di tutto, il Commissario Prefettizio rag. Stefanini, accompagnato dall’ingegnere comunale Lorini”(idem).
Non era certo un periodo fortunato in quanto oltre al terremoto nei giorni precedenti si era abbattuta sul Mugello una vera tempesta di vento : “ anche la bufera di vento di sabato decorso aveva impressionato la nostra popolazione . Violente raffiche divelsero e stroncarono grossi alberi e danneggiarono i tetti di molte case specialmente nella zona di Figliano, Luco e Ronta”(idem).

Sempre il Messaggero informa che il Comitato a favore dei danneggiati dai terremoti del Mugello e dell’Alta Romagna grazie “alle premure” dell’ on. Morelli era stato autorizzata l’emissione dell’ordine di accreditamento a favore dell’intendenza di Finanza di Firenze per provvedere al pagamento dei contributi in un’unica soluzione nei confronti dei danneggiati della Provincia.

Altre scosse con epicentro nella Valdisieve si ebbero nella mattinata dell’11 febbraio 1939 ( VI°-VII°) e furono registrate in modo particolare sempre a Borgo san Lorenzo e Marradi , “ dove provocò la caduta di comignoli e tegoli, determinò fenditure in parecchie case alcune delle quali furono rese inabitabili, e spostamento di travi….”

Anche il terremoto del 9 marzo 1949 raggiunse il VII° grado interessando tutta la vallata del Mugello e così avvenne pure nella notte del 29 ottobre del 1960. Quest’ultimo sisma provocò alcune rovine soprattutto a Scarperia e Borgo San Lorenzo. A Borgo san Lorenzo alcune famiglie furono costrette a lasciare la propria abitazione e soprattutto nella frazione di Luco di Mugello furono realizzate una serie di abitazioni di emergenza, alcune delle quali sono rimaste fino ai giorni nostri trasformate in residenza stabile.

All’inizio del 1961 fu organizzato un convegno a Scarperia per predisporre una proposta di legge a favore dei terremotati mentre la Dc presentò una propria proposta a firma On. Cappugi il 26 di gennaio del 1961. Nel consiglio comunale dei primi di febbraio a Borgo San Lorenzo ci fu una discussione piuttosto accesa tra il Sindaco Graziani e i rappresentanti dell’opposizione tra cui l’avv. Vallini, ma nel consiglio dell’ 11 febbraio venne approvata una mozione unitaria. L’anno successivo nel Consiglio comunale di Borgo del 12 maggio fu approvato un altro ordine del giorno per i terremotati perchè la proposta di legge a loro favore non era stata ancora approvata.

Di nuovo la zona tra Borgo san Lorenzo e Scarperia venne colpita da scosse del VI- VII° grado nei primi mesi del 1964 e in seguito il 21 maggio 1978 ( 3,1 scala Richter).

Un avvenimento di un certo rilievo risale al 1 marzo del 2008 quando una scossa di intensità 4,1 della scala Richter venne avvertita in tutto il Mugello alle 8 e 43 con una replica di pari grado dopo circa tre ore.
Per trovare un altro evento di un certo rilievo bisogna arrivare al 2014.Il 23 giugno , alle ore 11,12 una scossa di magnitudo(6) 3.1 Richter fu avvertita in Mugello con epicentro localizzato a Piazzano, nel comune di Borgo San Lorenzo, ad una profondità di 6,1 km.

Siamo così giunti al termine di questa carrellata storica sugli eventi sismici che hanno interessato il bacino della Sieve e Il Mugello nel corso dei secoli. Oggi la presenza capillare sul territorio di stazioni di rilevamento permette di avere un quadro aggiornatissimo della situazione con la possibilità di registrare anche quei fenomeni non percepibili di magnitudo inferiore a 2 che sono invece numerosissimi. Durante una ricerca effettuata in Mugello tra il 1974 e il 1977 furono registrati circa 1000 “terremoti” di bassa magnitudo durante 200 giorni di osservazione (7). Si tratta di una microsismicità quasi quotidiana che conferma come il Mugello sia ancora oggi un territorio soggetto al rischio sismico dove con una certa periodicità possono avvenire anche fenomeni di una certa intensità come avvenuto nel corso dei secoli.

Leonardo Romagnoli

Note

1)”Esaminando più dettagliatamente i dati riguardanti l’Appennino centro-settentrionale si può notare una vasta area a maggiore ttività sismica che dalla Lunigiana si estende fino all’altezza di Arezzo. In realtà tale area è costituita da zone ristrette a forte intensità e vicine fra di loro come ad esempio l’Appennino modenese , la Garfagnana, l’Appennino pistoiese, il Mugello e il forlivese. In particolare il distretto sismico del Mugello è uno dei più attivi e caratteristici della Toscana per la sua attività pressoché continua nel corso dei secoli”( dalla relazione “Sulla sismicità del Mugello con particolare riguardo all’abitato di Scarperia” di Giorgio Poggiali)

  1. Sismi artificiali. “Di che si tratta dunque? Semplicemente di sismi provocati dall’accumulo , a monte, di grandi dighe, di considerevoli quantità d’acqua che sovraccaricano il terreno, compromettendone la stabilità. Anzitutto sul piano scientifico il fatto non è più contestato da alcuno” M. Roubault p.166

  1. Ho messo il termine tra virgolette perché pur essendo sicuramente avvenuta una frana che sommerse l’abitato di Castagno, non è accertato se a causarla fu effettivamente un terremoto.

  1. C’ è da dire che le notizie dei terremoti avvenuti in Toscana risalgono già al 600 dopo Cristo ed alcune di queste sicuramente si riferiscono al Mugello.

  2. Nel 1987 Il Liceo Giotto Ulivi pubblicò un libretto a cura di Filippo Bellandi che riportava una testimonianza diretta del sisma del 1542 che venne stampata e divenne molto popolare soprattutto nel centro europa e a Londra. Nel racconto non mancano riferimenti a fatti fantastici che vedevano in queste disgrazie quasi una punizione divina. “L’immaginario cristiano, a suo modo, aveva trovato un posto e un ruolo per questi eventi spaventosi e inattesi “(…)”non c’era calamità che non venisse accompagnata da segni – come nel terremoto mugellano del 1542 , le luci e i fuochi nell’aria, le spaventose e gigantesche creature alate, i rumori di tamburo e zoccoli di cavalli – proprio perché la calamità in sé era “significante”, indicava l’ira di Dio, esortava a pentirsi e a cambiare vita”(Cardini)


    http://www.giottoulivi.gov.it/progetti/progettialtri/15-16/Il terremoto del mugello del 1542.pdf

6) il concetto di magnitudo fu introdotto da Richter, tale misura permette di paragonare i sismi in funzione dell’energia liberata al momento del fenomeno.

7)“Seppure l’osservazione continua è di meno di due anni il numero di scosse registrate nell’ambito del bacino è tale da poter affermare che l’attività sismica è qui persistente così come si può considerare persistente attraverso il verificarsi di eventi maggiori nell’arco di alcuni secoli “(Relazione cit. p.17-18)

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