Borgo San Lorenzo nel 1825. Un paese di pessimi costumi

Quello che propongo in questa occasione è uno scritto di Filippo Bellandi pubblicato sul n.28 del 1980 di Al Contrario, mensile mugellano, pubblicato dal circolo La comune per tre anni tra il 1978 e il 1981. Questo saggio insieme ad altri li ho riproposti nel volume “Mugello , storia e curiosità” pubblicato da Radio Mugello a dicembre 2018 come omaggio ai propri inserzionisti e soci. Ci sono dieci anni di differenza rispetto alla relazione su Firenzuola del Giornale Agrario ma sembra un altro mondo e Borgo san Lorenzo viene descritta dal Podestà come luogo di perdizione e peccato. Come dice anche Bellandi nella presentazione va considerata anche la carica di chi scrive, ma non c’è dubbio che alcune descrizioni ambientali siano piuttosto efficaci e, per chi non lo sapeva, diano anche  una spiegazione del nome popolare di alcuni luoghi del borgo.(lr)

BORGO SAN LORENZO NEL 1825

di Filippo Bellandi

Presentazione

Nel luglio del 1825 il Podestà di Borgo San Lorenzo Tassinari invia al Granduca Leopoldo II° una dettagliatissima relazione statistica sullo stato della sua podesteria. Normalmente spettava al Vicario regio di Scarperia compilare una relazione sulle condizioni del Vicariato nel periodo del suo governo : molte di queste infatti sono giunte sino a noi e risalgono agli ultimi anni del 1700 e ai primi decenni del 1800.
Evidentemente in questo momento a Firenze (dove Leopoldo II° era succeduto da pochi mesi al padre Ferdinando III°) vogliono notizie più particolareggiate sulla comunità più importante del Mugello che , come vedremo, presenta grossi problemi sociali e quindi, di riflesso, anche di ordine pubblico. Il Podestà Tassinari esaudisce il desiderio del governo centrale e stila una relazione ampia e minuziosa, nella quale prende in esame tutti gli aspetti della vita della comunità di Borgo, da quelli economici a quelli di rappresentanza politica, da quelli tributari a quelli sociali, di costume e di moralità pubblica e privata.
Questa e altre relazioni dei Vicari ricordate (tranne quelle dei Vicari Pescatori e Broccardi alla fine del 700, pubblicate rispettivamente in “Giotto” n.2-4 del 1903 e in “Giotto” n.10-12 del 1904 ) sono inedite e si trovano presso l’Archivio di Stato di Firenze.
Tali documenti costituiscono una fonte interessante per ricostruire la situazione sociale ed economica del Mugello a cavallo tra XVIII e XIX° secolo. Per il loro uso storiografico tuttavia è bene precisare che le testimonianze e i giudizi di merito vanno presi con le dovute cautele in quanto i “relatori” hanno ovviamente osservato e descritto la realtà mugellana dal loro particolare angolo visuale di rappresentanti ed esecutori politici del governo granducale.
La relazione articolata secondo uno schema consueto, dopo una breve descrizione geografica e la rassegna dei “Castelli e dei villaggi più importanti della Podesteria “ nonché delle “Antichità , monumenti e belle arti”, entra nel merito delle questioni particolari.

STRADE E FIUMI

Le strade sono “in pessimo stato… e segnatamente quelle del Paese, per essere i selciati disfatti e ripieni più qua e più la di buche frequentissime che servono poi come serbatoi alle acque putride e alle immondizie con danno immenso alla pubblica salute”.


Circa i fiumi, il problema principale consiste nel progressivo rialzamento del loro letto che provocò periodici e dannosi straripamenti. Il Podestà individua la causa di tale inconveniente nel disboscamento dell’Appennino ( da secoli i Medici avevano protetto con divieti severi il taglio e il disboscamento in una fascia di un miglio al di qua e al di là del crinale, finché Pietro Leopoldo nel 1780, pressato da interessi di gruppi sociali, permise la libertà di taglio: in un decennio la secolare foresta del nostro Appennino fu completamente abbattuta e una notevole superficie, nonostante il divieto, fu ridotta a campi coltivati in cui le acque di scorrimento esercitavano una forte erosione data la pendenza del terreno. NdR).

IL suggerimento che il Podestà rivolge al Granduca è “l’attivazione di una legge che … impedisse qualunque taglio delle piante e il disboscamento continuo”, legge che tuttavia non dovrebbe essere troppo severa perché altrimenti produrrebbe “l’altro perniciosissimo effetto di privare la popolazione del necessario combustibile”.

AGRICOLTURA

Borgo San Lorenzo è un paese fertilissimo di grano, vino, biade , marroni e frutte, non mancando ancora in alcuni luoghi più difesi dal freddo di produrre squisitissmo olio e ogni sorta di agrumi e perfino gli stessi cedrati che vi vengono odorosissimi. Parimenti per essere ripieno di molte boscaglie e di ottime pasture e praterie, vi è grande abbondanza di bestiami, essendovi ancora diverse cascine da cui si ricavano ottimi burri e caci. Le frutte poi sono saporitissime e assai rinomate nei villaggi di Luco e Ronta “.
Nei campi “ il cardo, le spine selvatiche, la borra superflua, l’erbe cattive insomma hanno in ogni angolo di quella civile giurisdizione ceduto il posto alle messi, alle viti, alle utili piante , al trifoglio e a tutte le dolci e salutari erbette. Da ogni parte ridono queste fertili campagne e la terra suscettibile di coltura si rinnova da per tutto viva e feconda “. Come si vede l’occhio del Podestà si compiace dell’ordine che regna in campagna con termini e immagini da quadretto georgico, senza nemmeno far cenno ai contadini e alla loro miserabile condizione.

COMMERCIO

La terra di Borgo san Lorenzo è una delle più commercianti di tutto il Mugello per non dire di tutta la Toscana. Ogni martedi si rinnova un grosso mercato di grano e di ogni genere di grasce (cereali), come pure di bestiami di ogni specie, al quale concorrono in gran numero i Popoli dei contorni e delle vicine città, terre e castelli e della Romagna sì pontificia che toscana. In tale giorno si espongono pure in vendita erbaggi di ogni genere , ova e nelle debite stagioni pollami, piccioni, tacchini, selvaggiume e altri generi di vitto.
Nei giovedi poi e sabato di ciascheduna settimana arrivano dalla Romagna sì toscana che pontificia, come dai contorni del Borgo san Lorenzo, le grasce e gli oggetti di mercatura che si ripongono nei molti ampi magazzini che si trovano nel paese stesso, per poi commerciare il tutto nel mentovato giorno di martedi, e queste mercature occupano e danno la sussistenza alla maggior parte di questa popolazione. Si è pure introdotto da qualche tempo anco nella giurisdizione di questa podesteria, da alcuni speculatori fra i quali i più attivi ed intraprendenti sono certi Velasco e Pietro fratelli Semiani del Paese, la mercatura del legname di querce da costruzione che in molta quantità viene spedito a Livorno e imbarcato quindi per l’Inghilterra.
Un simile genere di commercio non può negarsi che nel momento non impingui di denaro i proprietari del mentovato legname, ma col tempo l’atterramento e la perdita di un simile fruttifero albero deve riuscire assai fatale se non altro per la circostanza di andare a perdersi una buona parte di alimento per i bestiami”

MANIFATTURE

Nella terra del Borgo vi sono quattro cererie, una proprietà dei sigg. Baldini che occupa circa 30 uomini; la seconda del sig. Luigi Monti a cui sono addetti 10 uomini; la terza del sig. Paolo Tei che ha 6 uomini e finalmente la quarta di Gabbriello (cognome illeggibile) che occupa 4 uomini.
Vi ci si trova la Cereria Baldini ,… stabilimento rinomatissimo per la buona cera che vi si fabbrica, fornendo all’ingrosso Firenze, Prato, Pistoia , la Romagna e anco gli esteri Stati. Le cere grezze si fanno venire all’ingrosso anche dalla Turchia e dalla Polonia.
Vi sono pure nel Borgo San Lorenzo tre fondachi e tre fabbriche di panni lani di ogni genere, appartenenti una a Marco e figli Bandini, l’altra a Pietro Messeri e la terza agli eredi Lorenzo Brunetti; e saranno addetti a tali fabbriche da circa 20 lavoratori, senza far caso delle Filatore e delle Cardatore delle lane occorrenti che in molta quantità si trovano in detto paese.
Vi sono finalmente 4 spezierie e da 30 lavori di Calzoleria, smerciando i capi dei medesimi i loro generi non tanto ai mercati del loro paese come in quelli dei circonvicini e dei paesi della Romagna toscana ancora come Marradi, Firenzuola e Palazzuolo.

POSSESSI DEI NOTABILI

Ecco i maggiori contribuenti del Borgo, elencati sulla base della massa estimale e del dazio pagato e suddivisi in tre gruppi

Possessori della podesteria nella medesima domiciliati : Villa degli Innocenti detta delle Canicce; Convento delle Rev. Monache di Borgo; Romanelli sig. Giacomo; Martini sig. Giacinto di Ronta; Pieve di S. Giovanni Maggiore;Pananti Filippo di Ronta.

Possessori nativi di detta podesteria ma domiciliati altrove . Maganzi Pietro; Lapi sig. Luigi Bonaventura ; Martini Vincenzo.


Possessori nella detta podesteria ma che non sono né nativi né domiciliati nella medesima: Brunaccini nei Comagni vedova; Marchese Torrigiani; Marchese Gerini Giovanni; Nobil ritiro della Quiete; Marchesi Niccolini; convento e frati di S. Spirito; Orlandini nobil Signora ; Pecori conte Guglielmo; Andreoni Antonio; Padri del Montesenario; Adami cav. Lorenzo; ; Negrotto Cambiagio di Genova; I. e R. Cassa di Sconto; Frescobaldi cav. Matteo; Guiducci sig. cav.; Bochinati nobil sig.; Nerli marchese Girolamo; Farolfi Pietro; Leonetti Giuliano; Falcucci cav. Francesco; Alamanni sig. Marchese.”
Appare evidente che la stragrande maggioranza delle proprietà è in mano a persone che non risiedono nella zona e a istituti religiosi ( la villa delle Canicce e il Convento delle Monache di Borgo sono in assoluto i maggiori proprietari come risulta dalla massa estimale accertata dal Podestà ma che qui non viene riportata).


Il fenomeno della proprietà fondiaria in mano ai nobili e ai borghesi residenti in città non era recente, ma risaliva al sec, XIV° , allorché alla presa di possesso politico del contado da parte di Firenze aveva corrisposto una progressiva espropriazione del medesimo da parte delle ricche classi cittadine. Anche la concentrazione della proprietà era di vecchia data, ma era andata intensificandosi a partire dalla fine del ‘700, quando Pietro Leopoldo diede il via alle massicce allivellazioni delle proprietà dei numerosi enti ecclesiastici soppressi e in questi anni raggiunge il suo apice.

LETTERE E SCIENZE

Sono queste nella terra del Borgo san Lorenzo come in tutta l’estensione della podesteria nel massimo abbandono. Prescindendo dal poeta sig. Filippo Pananti di Ronta , ben cognito per le sue produzioni, può dirsi francamente che verun altro uomo di lettere si trova nella giurisdizione. Tutta l’istruzione che si ha nel Borgo S. Lorenzo consiste in un solo Maestro Pubblico condotto , dotato di sufficienti cognizioni, che insegna alla gioventù (esclusivamente maschile NdR) l’alfabeto e lo stesso Maestro la conduce fino alla Rettorica. L’ignoranza regna in ogni classe di persone. Le fanciulle non ricevono da veruna parte istruzione né educazione, mancandone affatto i mezzi”

LA RELAZIONE DEL PODESTA’

COSTUMI E SPIRITO DEL PAESE

Pessimi sono i costumi del paese, giacché la popolazione è portata all’immoralità, alla bestemmia e alla crapula. Se si prescinde dalla devozione al Governo e al Principe e dall’odio deciso per ogni specie di setta, lo spirito dei paesani è quello della insubordinazione alle autorità costituite e ai regolamenti veglianti e specialmente a quelli relativi all’osteria e bettole e giochi, alla caccia, alla pubblica salute e alle feste; dalla disobbedienza dei quali regolamenti ne derivano poi i più gravi disordini. Si avrà un’idea completa del malcostume di questa terra tutte le volte che si rifletta che nel solo popolo di Borgo San Lorenzo vi sono da 11 pratiche scandalose di coniugate con coniugati, per cui in molte famiglie vi è scompiglio e disordine e vi son infine da 23 tra ragazze e maritate di una condotta la più sregolata e immorale, tal che il malcostume è così in trionfo che nella sera, non di rado, sono trovati i giovani a godersi le loro (parola cancellata) per fino nei vicoli stessi del paese.

Nell’anno 1822 incorsero anche dei gravi sospetti che introdotto si fosse il vizio ributtate della sodomia dentro la stessa terra del Borgo San Lorenzo.
Io medesimo ho dovuto richiamare un vedovo che da molto tempo dormiva con la propria figlia di anni 20 circa, non senza grave sospetto che potesse la medesima a lui prostituirsi.

Insomma il contegno di queste donne è in generale sì poco riservato e onesto che nella stagione estiva a ciurme portano nel più bel del giorno a bagnarsi senza riguardo nelle acque del fiume Sieve, non avendo onta di posarsi nei siti più esposti ed in vicinanza perfino degli stessi uomini che per il medesimo oggetto si ritrovano in molto numero nel mentovato fiume promiscuati ai giovanetti e ai piccoli ragazzi. Di dette pratiche e delle mentovate donne se ne incontrano anche nel resto della podesteria e segnatamente nei villaggi di Luco e di Sagginale, sebbene in minor quantità.

Spessissimo si scuoprono delle fanciulle incinte e sono frequenti i richiami per la cauzione della conservazione del feto.
L’immenso numero della popolazione e l’ozio che regna in mezzo alla medesima e forse anche la poca buona condotta che tengono gli ecclesiastici sembrano che siano fonti e la causa del grave disordine.

E’ poi indescrivibile lo spirito di prepotenza e insubordinazione che regna in questi borghesi (intesi come abitanti di Borgo . NdR). Nel più bel del giorno in mezzo alle strade e alla presenza di tutti insultano, bestemmiano e offendono chi più loro piace. Sono pochi anni che costoro, in truppa, si portarono di notte tempo ad assalire questo Pretorio, pretendendo che fosse lasciato in libertà un individuo arrestato dalla Forza di Polizia, e violentando per atterrarla la porta del Pretorio, per cui fu instaurata una rigorosa procedura criminale, ed i più colpevoli o furono esiliati, o furono relegati per molto tempo nelle Maremme grossetane. Non è che pochi mesi che in mezzo a questo paese e sulla pubblica strada, di notte tempo, fu messo a morte con colpi di mannaiolo un disgraziato contadino. Tali e tanti disordini io credo che abbiano luogo per la circostanza di essere queste popolazioni per molti anni tracsurate , non sorvegliate e abbandonate insomma senza provvedimenti.

Influisce inoltre a rendere permanente un simile disordine la poca cultura e l’ignoranza somma di detta popolazione , le quali si sono rese tanto più clamorose e prepotenti per la circostanza dolorosissima che questo paese è stato da molti anni abbandonato dalle famiglie , le più colte e le più distinte del medesimo, per nascita e per possessi, che l’esperienza insegna che hanno sempre saputo imporre a fare stare a dovere la plebe.

I furti permanenti sono frequentissimi , ma è da qualche tempo che non se ne sentono di gravi. Si contano nel solo Borgo San Lorenzo numero 120 pregiudicati e sorvegliati dalla Polizia, come dediti ai clamori,ai chiassi e alle risse e come sospetti di furti. Vi sono inoltre da numero 10 forzati – liberati, contandone 12 tutta la podesteria e la maggior parte condannati per furti gravi, e più di 18 persone sospettate in materia di furti, e finalmente da 28 individui manutentori e ladri fra notori e sospetti. Inoltre nel solo paese di Borgo esistono 40 tra bettole e osterie e 65 in tutta la giurisdizione. Queste sono frequentate del continuo e segnatamente nei giorni festivi per il concorso dei contadini ancora, e i capi di queste taverne che disprezzano gli ordini in proposito, le tengono aperte fino a ora inoltratissima di notte e permettono che in queste vi si trattenghino i padri e i figli di famiglia e pregiudicati; che vi si giochi, vi si bestemmi, che vi si faccia di tutto un poco. Il Gioco segnatamente nelle forme delle palle, e una delle passioni dominanti dei borghesi. Giocano perfino e in specie nei giorni di festa ed in tutte l’ore nelle pubbliche strade e piazze del paese, e , mancante come è il paese di una Forza di Polizia , non curano gli avvertimenti e le minacce del Tribunale per cui si rendono inquieti oltremodo ai passeggeri e agli abitanti con i loro clamori, chiassi e torpiloqui ributtanti. Si ridono inoltre delle condanne pecuniarie a cui possono andare qualche volta soggetti per simili trasgressioni, giacché sono per la maggior parte costituiti in miseria. Si verifica inoltre in questo paese un abuso che mi ha veramente sorpreso , ed è che nei giorni di festa si vendono a staja e a sacchi i marroni ad uso di mercato , come si contrattano a partite i tacchini, s’insaccano, si caricano e scaricano grascie e si trasportano anco da un luogo all’altro.

VIZI E PREGIUDIZI

Regna in mezzo alla popolazione del Borgo un bigottismo eccessivo, ma affettato, ossia una devozione farisaica. Le donne disoneste , i pregiudicati, i rissosi, i tristi, i pessimi soggetti insomma di ogni classe si vedono giornalmente per le chiese prostrati negli atteggiamenti i più edificanti, nel tempo che abbandonati poi i Tempi, non hanno ribrezzo come si è veduto a darsi in braccio alla dissolutezza , ai vizi di ogni specie e al delitto ancora. La popolazione ignorante com’è, è portatissima inoltre a credere alle streghe , alle malie e ai sortilegi di ogni genere.

DIVERTIMENTI

Gli unici divertimenti onesti che amerebbe la popolazione sono le corse dei cavalli sciolti e il teatro, ma bisogna ben di rado accoglierle , giacché sono quasi sempre accompagnate da risse, da sussurie, da clamori fino al punto di aver dovuto alle volte fare istare, prima del loro termine, le comiche rappresentanze .

EDUCAZIONE ALL’INTERNO DELLE FAMIGLIE

La buona educazione nell’interno delle famiglie si limita a quei pochi benestanti che abitano nel paese di Borgo S.Lorenzo ed a poche famiglie della classe dei braccianti, ma in generale è pochino, giacché i figli ancor di tenera età, le piccole ragazzette, gli adulti si trovano spessissimo testimoni di scene scandalose rappresentate da chi diede loro la vita, o per gelosia o per cattiva condotta di uno dei coniugi, e ne ascoltano le questioni scandalose, le imprecazioni, le maldicenze e le bestemmie. Inoltre per ristrettezza dell’abitato non capace a contenere questa immensa popolazione, occorre che viva quasi ammassata nel medesimo, per cui i coniugi, i ragazzi,gli adulti dell’uno e dell’altro sesso appartenente al basso ceto sono costretti a vivere frammischiati nella stessa stanza e anche nello stesso letto per lo più senza custodia , senza sorveglianza e senza riguardi ed ecco con tale pericoloso andamento aperto un varco interminabile al cattivo esempio, all’immoralità e al cattivo costume. Quindi questa ciurmaglia , a guisa di animali vive e si diporta per le strade e per la campagna, recando onta fatale alla pubblica morale, alla quiete e alla pubblica tranquillità, ed alla sicurezza dei prodotti, e così si formano e si allevano dei pessimi cittadini che non crescono poi al delitto e alle scelleraggini.

I DELITTI PIU’ FREQUENTI

I delitti più frequenti sono le risse e i furti. Non vi è giorno di festa che non accadino in questa giurisdizione quattro o cinque risse per volta , e spesso accompagnate da ferimenti gravi fino al pericolo della vita. In queste per la maggior parte sono sempre interessati dei borghesi che si portano a tutte le terre del contorno per farvi i prepotenti e i sussuratori.

Non passa poi notte che non accada qualche furto ed alle volte tre o quattro per notte. Questi sono poi frequentissimi nelle stagioni delle raccolte . Sono appena comparse le tenebre della notte che i mali intenzionati, forse nella lusinga di non essere sorpresi da la Forza di Polizia, abbandonano le loro case e si portano alla campagna a commettere guasti e furti d’ogni specie.

POLIZIA DELLE STRADE E MALATTIE PIU’ FREQUENTISSIME

Bisogna rimanere sorpresi e sconcertati nell’osservare l’immondezza veramente stomachevole che si trova in ogni angolo delle strade del Borgo S. Lorenzo, imputabile parte al carattere infingardo e rozzo degli stessi abitanti e parte alla situazione infelice della terra stessa. Quasi tutti i condotti degli acquai hanno il loro sgrondo nelle strade e le case al di sopra di due terzi, non sono fornite di Luoghi comodi, talché anche le materie escrementizie sono gettate sulle strade.

Ributta il vedere che quasi tutti i pigionali fanno delle riunioni di paglia o di foglie a guisa di piccola concimaia sotto le finestre e con getto delle anzidette materie ne promuovono la putrefazione facendone poi lucro con la vendita del concime.

Gli scoli degli acquai, le materie che scorrono dalla più eminente parte del paese in quella più bassa incalzata anche dalle piogge formano un fetente deposito che alla fine va a scaricarsi in una ben lunga strada detta perciò appositamente Via Porciaia e che guardata da cima a fondo presenta a chi la osserva l’aspetto veramente ributtante di una vera cloaca, capace d’infettare, per sé sola, l’aria del Paese. Inoltre gli scoli medesimi vacano da questo punto a scaricarsi nel fosso detto delle Cale ( come si vede dalla carta Le Cale passavano dove ora si trova piazzale Curtatone e Montanara. NdR), ma siccome poco, o quasi punto, è il declive di detta strada ed è in molti punti ineguale e , a questa ne segue che molta parte di dette immondezze vi si stagna e , fermentata poi anche di più dai raggi solari, specialmente nei tempi cattivi, tramanda le più pestilenziali esalazioni.

Da molte altre parti di questa terra e vale a dire da S. Andrea, da Malacoda, dai due terzi della piazza del Mercato, tutti sudicissimi luoghi, si radunano nuove fetenti materie che vanno finalmente a depositarsi in una fossa lungo la così detta Strada di Sieve che ne è il serbatoio perché mancante di scolo e che poi unendosi agli sgorghi del vicino macello, rendono dei puzzi insoffribili, atti a corrompere decisivamente l’ aria , che va a farsi anche peggiore per la perniciosa consuetudine di permettere i mercati dei bestiami, sì grossi che minuti, nelle strade e piazze che restano all’interno del paese. Che anzi al mio arrivo nel medesimo fui sorpreso nel vedere che non solo si custodivano e si allevavano in quelle in molte quantità gli animali immondi e i maiali della razza dei neri, ma che di più si lasciavano dalla mattina alla sera a branchi a correre e pascolare, a tutto loro agio, per le strade e le piazze del Borgo. Appena osservato da me un simile abuso fu mia cura di farlo sull’istante cessare ad onta che ne incontrassi della resistenza non poca , giacché mi si affacciava la tolleranza di moltissimi anni.

Si fa rimarcare per ultimo che dalla prima pila del ponte del fiume Sieve venendo dalla parte del Borgo, si è formato un vuoto a guisa di cratere nell’alveo del medesimo fiume per causa delle frequenti alluvioni ove restano delle acque stagnanti a parecchie braccia di altezza , senza avere più veruna comunicazione con la corrente, ed essendovi alla distanza di poche braccia , dall’istessa parte, la grossa Concia dei fratelli Baldini, vi si depositano tutti gli scoli sprigionandosi un gas decisamente fatale per tutti i vicini abitanti.
E’ un’esperienza fatta dai medici di questo paese che le febbri intermittenti, terzane e quartane, nel Borgo S. Lorenzo per la di lui fisica esposizione formano le principali e dominanti malattie del paese e sono quintuplicate di numero in S. Andrea, in via Porciaia e suo circondario, ed in tutto quel fabbricato che dalle piazze del Mercato si estende fino a poche braccia dal fiume Sieve, che sono i luoghi di deposito di tutte le immondezze di questa sudicissima contrada, che abbandonata più a lungo va certamente a divenire, per gli inconvenienti di sopra marcati, una vera tomba.

QUESTUE DI RELIGIOSI E ALTRI A DANNO DEI CONTADINI

Regna in questo territorio come negli altri ancora della Toscana un abuso, contro cui è stato declamato da tutti i più celebri agronomi ed economisti, dire io voglio, le questue costanti dei generi frumentari, legumi, vino ed olio che si vanno facendo da una turba di religiosi mendicanti che non appartengono ai conventi di questo luogo e che non prestano verun servizio , dai festaioli delle chiese che sono in numero immenso sì della podesteria che delle limitrofe e dai luoghi i più lontani ancora , garantiti e protetti dai rispettivi Parrochi; questue che vengono fatte perfino dai beccamorti e da chi insomma ne ha anche dalla legge se esponesse proibizione (?).

Il contadino quanto avaro, quanto ha diviso e riposte le raccolte, altrettanto prodigo del suo e di quello del padrone quando le derrate sono sull’aia, il vino nel tino e l’olio nel frantoio, e violentato ad elargire dall’eloquenza di chi lo fa temere o sperare e da chi lo adula e interpone una mala regolata carità, lo depaupera e lo fa pentire nell’inverno, quando non ha , come suole dire , più robe di ciò che a larga mano ha dato via di raccolta. Una sorveglianza, una remora che si ponesse a queste questue non potrebbe essere se non utile a questa preziosa classe di popolo.”

Nell’ultima parte della relazione il podestà Tassinari individua e suggerisce al Granduca i rimedi per migliorare la difficile situazione in cui versa la Terra del Borgo.
Intanto per l’ordine pubblico così precario propone che una delle tre squadre di Polizia a disposizione del Tribunale criminale di Scarperia venga distaccata in forma stabile a Borgo dove “ regnano tanti disordini e vi si trovano tanti cattivi soggetti dediti ai giochi, alle risse , ai furti e alle trasgressioni di ogni genere” e dove la popolazione che è in forte crescita “ per la poca sua coltura e per l’ignoranza non è capace di obbedire alle sole prescrizioni della legge”.

Per sanare la pessima situazione igienica del paese propone di “ togliere di mezzo le concimaie , getti escrementizi e gli scoli degli acquai, come pure quelli delle acque fetenti che si eseguiscono fra i negozianti di salumi” obbligando i proprietari di case a costruire “ opportuni luoghi comodi coi loro bottini muniti di lapide e chiusura”.

Sarebbe indispensabile inoltre che il paese fosse illuminato con un sufficiente numero di lampioni , poiché “ non si può con sicurezza passeggiare di notte tempo veruno , ed in ogni angolo ed ogni punto offre al tristo e al facinoroso tutta la facilità di abbandonarsi al delitto e di evadere senza essere scoperto”. Questo provvedimento darebbe un duro colpo anche “ ai libertini che non di rado sono veduti e sorpresi con scandalo in atto di prostituzione” e permetterebbe una più efficace sorveglianza dei “ molti facidanni che esistono nel paese “, oltre a garantire la sicurezza dei molti e ampi magazzini di grasce che qui si trovano e che per la maggior parte sono di pertinenza di negozianti esteri”.

Infine per affrontare il problema dell’istruzione e dell’educazione delle fanciulle che sono lasciate nella più completa ignoranza, il Podestà intenderebbe “richiamare le religiose del Convento di S. Caterina… a ricevere in educazione le giovani che fanno parte delle famiglie le più prospere del paese, come pure ad aprire delle scuole per tutte le altre i di cui genitori non fossero in grado di sicurarle e mantenerle in Convento, giacché un fatto incontrastabile che le mentovate monache conducano nel momento una vita oziosa e niente vantaggiosa alla popolazione in mezzo alla quale passano i loro giorni tranquilli , godendosi così , senza alcun titolo, le copiose entrate dei vasti beni che possiedono”. Ma “ uno dei motivi principali per cui questo disgraziato paese si è trovato affatto abbandonato e nel medesimo decadimento per le sue fabbriche , piazze e strade interne è di natura politica : infatti essendo i componenti il Magistrato della Comunità del Borgo san Lorenzo sempre signori fiorentini, si recusano costantemente a qualunque spesa o sacrifizio, anche il più utile e necessario che sia affacciato e proposto per il bene di queste popolazioni, in seno alle quali essi non dimorano o punto o pochi mesi dell’anno”.

Così il Podestà conclude la sua relazione con l’esortazione ri volta a chi sta sopra di lui a limitare l’eccessivo potere dei “Signori fiorentini” nella direzione della comunità di Borgo nella quale dovrebbero avere più spazio coloro che in essa dimorano perché sono “più interessati a fare l’utile e maggiore vantaggio della loro Patria “.

SCHEDA

Abitanti della podesteria 9578

Famiglie 1643

Media per famiglia 5,8

Abitanti di Borgo Paese 2300

Abitanti compresi nel piviere 3230

Chiese nel paese 5

Parrocchie nella podesteria 19

Annesso alla fattoria delle Canicce degli Innocenti di Firenze “ vi è un piccolo Spedale destinato ai ricoveri degli infanti nati illegittimamente in questi cantoni e nella Romagna toscana , ed è provvisto di un cosiddetto “bambinaio” e di alcune balie”.

Bilancio della Comunità

Entrate in proprio L. 1728

Tassa di lavoratori L. 1440

Imposizioni L. 60.000

Massa di rispetto L. 4800

TOT L. 67.968

SPESE

Alla casa regia L. 50.065
Spese amministrative L. 1746
Strade , lavoro pubblici L. 11.700
Polizia e pretorio L. 1500
Istruzione pubblica L. 798
Salute pubblica L. 4319

TOT L. 70.378

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