Migrazioni e solidarietà

Migrazioni e solidarietà

dopo tutto sono solo un essere umano
non scaricare la colpa su di me

(Human-Rag ‘n’ Bone Man)

Al 7 luglio 2017 i  migranti sbarcati in Italia sono stati 85.510, pari all ‘ 1,3 per mille della popolazione italiana. Se queste persone fossero arrivate con un normale viaggio aereo non se ne sarebbe accorto nessuno visto che i passeggeri transitati dagli aeroporti italiani nel 2016 sono stati oltre 160 milioni ( per restare in Toscana quasi 5 milioni Pisa e 2,5 Firenze) e il numero dei migranti sarebbe stato 0,04 per mille. Se poi andiamo sui porti, i passeggeri transitati su navi nel 2016 sono stati oltre 47 milioni.

Nello stesso periodo  del 2016 gli italiani , o comunque persone residenti nel nostro paese, che hanno deciso di trasferirsi all’estero sono stati  147 mila secondo i dati ufficiali Istat, ma per molti studiosi il numero reale è almeno doppio se non tre volte maggiore.
Allora perché si parla continuamente di emergenza? In parte per la vergognosa campagna politica connotata di xenofobia e razzismo ma anche per un’informazione ansiogena che crede  di farsi seguire solo cavalcando un allarmismo che avrebbe poca ragion d’essere.
Anche la cantilena dell’Europa che è poco solidale con l’Italia andrebbe un poco ridimensionata. Facciamo l’esempio della vicina Austria che sembrava voler  dislocare i blindati alla frontiera . L’Austria accoglie 20 richiedenti asilo e migranti ogni 1000 abitanti, l’Italia 4. La Germania 15,5, la Norvegia , che non fa parte dell’Ue, 14. Sopra l’Italia ci sono anche la Danimarca con 8,3 la Francia 5,5 e la Finlandia 4,8 per non parlare dell’Olanda con 6,7 o della Turchia con quasi 40.
“Nel 2016 l’Europa ha accolto 3,5 milioni tra richiednti asilo e rifugiati, ossia circa il 5% di quelli mondiali e appena 0,68% della sua popolazione. Ci sono 65,6  milioni di persone costrette a lasciare la propria casa a causa di conflitti, disastri naturali, persecuzioni o violazioni de diritti umani”(C.Ghezzi pagina 99).

A questo deve aggiungersi una pressione migratoria che sarà sempre piu consistente nei prossimi anni soprattutto dall’Africa sub sahariana dove la popolazione passera da 962 milioni di oggi a 1,6 miliardi nei prossimi 20 anni. “ Sulla base di queste proiezioni, è altamente probabile che , in assenza di prospettive nei rispettivi paesi o in quelli limitrofi , un enorme bacino di oltre 200 milioni di giovani possa considerare la migrazione verso l’Europa come l’unica alternativa per ottenere migliori condizioni di vita “(idem)

Non c’è solo questo. Ricordiamo che per alcuni paesi africani le rimesse dei migranti rappresentano una quota consistente del Pil nazionale. “Secondo la Banca Mondiale, nel 2016 i migranti hanno mandato a casa 442 miliardi  di dollari nei paesi in via di sviluppo attraverso i canali formali, e un multiplo di questa cifra attraverso mediatori informali, in pratica tre volte i flussi di aiuto ufficiale ai paesi poveri. Le rimesse già oggi rappresentano più del 10% del Pil  di oltre 25 paesi in via di sviluppo, con effetti benefici per la sicurezza alimentare, la salute e l’imprenditorialità, un aumento del 10% dei migranti internazionali riduce del 2,1 % coloro che vivono con meno di un dollaro al giorno”(M.Malgioglio)
Per ora si aiutano molto da soli, ma aumentare il peso di queste rimesse con interventi dai paesi sviluppati avrebbe un impatto notevole sulle economie locali perchè “ molti migranti vogliono investire nei loro paesi in vista di un ritorno e per sostenere le loro famiglie”. Ma per fare questo bisogna garantire la libera circolazione delle persone gestendo i flussi migratori. “Il contrasto dell’immigrazione solamente con strumenti di sicurezza nazionale è più costoso di una sua gestione all’origine, pensiamo a quello che succede nel Mediterraneo”.(Idem)
Questo vale però per i paesi che hanno ancora una parvenza di stato nazionale non certo per situazioni di guerra endemica, come è attualmente la situazione di Somalia,Sud Sudan, Libia , Repubblica Centrafricana, Mali o Congo in Africa oppure Siria , Iraq , Yemen e Afganistan in oriente.(E non dimentichiamoci del conflitto Israelo-palestinese, nella Striscia di Gaza sono rinchiusi 1, 5  milioni di palestinesi, di cui oltre un milione in campi profughi ,con energia elettrica poche ore al giorno e lo stesso per l’acqua potabile, in un territorio che è meno di un terzo del Mugello che di abitanti ne ha 60.000.)

Pensare di risolvere il problema delle migrazioni africane con finanziamenti alle tribù libiche o addestrando le forze di frontiera nigerine è come  invitare le volpi ad entrare nel pollaio.

“Negli ultimi due anni in Libia si è assistito a un’impennata del livello di criminalità che ha portato ad un cambiamento sostanziale anche  del giro d’affari che ruota intorno al traffico di migranti.(…) alla criminalità libica si sono sovrapposte le organizzazioni criminali transnazionali della regione” come le mafie nigeriane e sudanesi.” Come scrive Limes nell’ultimo numero l’accordo con i libici per l’apertura di campi per i migranti “ rischia di innalzare il livello di scontro tra le decine di gruppi armati che si contendono il territorio e di destabilizzare ulteriormente il paese, fermo restando che dal 2016 gli stessi libici scappano via mare e chiedono protezione nell’area di Schengen”(Limes).
In Niger , paese centrale del passaggio dei migranti, le cose vanno anche peggio nonostante gli accordi presi dall’Europa con il governo di Niamey.”Il governo del Niger si è reso conto rapidamente dei vantaggi assicurati da una rendita di posizione insostituibile agli occhi dei partners europei(…) ne è consgeuita una svolta utoritaria di Niamey, a cui l’Europa, volente o nolente deve adeguarsi cercando di darvi minor risalto possibile”(Luca Raineri-Limes). Ne è seguita corruzione, intimidazioni delle opposizioni e persecuzioni giudiziarie con “ il sospetto che la collaborazione di Niamey nella lotta alla migrazione irregolare sia solo di facciata con il rischio che la politica europea in Niger si traduca in un completo fallimento”(idem).
Ma c’è anche di peggio spiega Raineri “le forze di polizia di Agadez (regione del Niger al confine con la Libia), su ordine dell’asse Niamey-Bruxelles dedicano le limitate risorse disponibili a ostacolare la migrazione verso la Libia e quindi ogni settimana sotto i loro occhi partono da Agadez indisturbati verso la Libia almeno una decina di convogli di narcotrafficanti che trasportano in Libia cocaina e oppiacei” diretti in Europa, “ come riconosce lo stesso ministero dell’Interno”.
La conclusione è amara : “ sebbene sia comprovato che il riciclaggio dei profitti del narcotraffico possa infettare profondamente l’economia del Niger, propagare corruzione e alimentare focolai insurrezionali di varia natura, non risulta che i paesi europei abbiano profuso nella lotta al narcotraffico lo stesso impegno dedicato alla lotta contro la migrazione irregolare”(idem)

Eppure qualcosa di diverso si potrebbe fare, come ha raccontato Fabrizio Gatti sull’Espresso parlando di un progetto dell’università di Torino e dell’ong Terre Solidali che con 25 mila euro di microcredito a favore di iniziative imprenditoriali delle donne in Niger, paese chiave nel traffico dei migranti, erano riusciti a dare lavoro a 20 famiglie africane pari a 144 persone che non avrebbero più avuto bisogno di emigrare. “Giusto per fare un calcolo a spanne – scrive Gatti- prendiamo la supertangente da un miliardo e 28 milioni di euro(1.092 milioni di dollari) incassata da politici e faccendieri della confinante Nigeria, di cui è accusata l’Eni per il giacimento di petrolio Opl245. Con un impiego legale e giusto, i soldi di Eni avrebbero potuto creare 822.400 posti di lavoro nella regione”. Se la grande impresa petrolifera italiana si comporta così i francesi fanno anche di peggio proprio in Niger, paese potenzialmente ricco in quanto esportare di uranio, ma il minerale viene quasi tutto prelevato dalla Francia in base ad un accordo militare del 1961 e come si rileva dal bilancio 2015 della società di stato AREVA questa è esentata dal pagamento di qualunque forma di imposte per le attività estrattive, e con questo uranio la Francia produce un terzo della sua elettricità. “Un terzo delle città francesi, delle industrie, degli ospedali e dell’energia che Parigi vende all’estero è praticamente alimentato dallo stato africano. Senza incassare imposte , però, il Niger non ha risorse per investire in infrastrutture e solo il 3% dei nigerini hanno accesso all’elettricità”. C’è stato chi ha provato a cambiare le cose come il presidente Tandja eletto nel 2006, democraticamente, ma guarda caso nel nord del Niger si è verificata una rivolta armata dei Tuareg sostenuta dalla Libia di Gheddafi e dalla Francia e nel 2010 un colpo di stato ha definitivamente tolto di mezzo Tandja e la speranza di cambiamento. “Il colonianismo ha solo cambiato faccia. L ‘emigrazione di massa ne è il risultato”(Gatti).(QUI) Ultimamente con il presidente Issoufou Areva ha imbastito strane vendite di uranio che attraverso vari passaggi societari fanno finire centinaia di migliaia di dollari nelle tasche dello stesso presidente.(vedi Raineri su Limes).

Chi fugge in cerca di una nuova vita lo fa anche a costo di grandi sacrifici economici.
Secondo alcuni studi la migrazione irregolare può costare dai 3000 fino a 20.000 dollari raccolti tra familiari che sperano poi nelle rimesse dei migranti. Fino agli anni 90 esisteva una consistente migrazione regolare attraverso i normali canali di comunicazione che solo la paura e la scempiaggine politica ha bloccato anche con legislazioni demenziali come la nostra Bossi-Fini.
Con le cifre indicate anche buona parte dei migranti “economici” avrebbero l’opportunità di spostarsi in sicurezza, di cercarsi una collocazione e un lavoro senza essere costretti a subire le violenze dei trafficanti e delle bande armate o addirittura a rischiare la vita.Potrebbero esistere dei flussi regolamentati e concordati.
Sono ormai migliaia ogni anno le persone che perdono la vita nel mare nostrum con l’opinione pubblica quasi assuefatta a questa contabilità di morte.
Poi ci sono i profughi e i richiedenti asilo che fuggono da zone di guerra o da dittature in questo caso sono già stati sperimentati i corridoi umanitari che potrebbro evitare inutili sofferenze a persone che hanno già perso ogni speranza.
Si tratta semplicemente di rispettare la dignità delle persone. “In questa dimensione la solidarietà assume un carattere universalistico che può portarci oltre quello schema del passato che ha privilegiato quasi esclusivamente l’asilo politico, così cancellando ogni altra e anche più drammatica motivazione e legittimando indiscriminate politiche di respingimento che si palesano sempre più nettamente come evidenti violazioni del principio di solidarietà”(S. Rodotà)
Ci piace pensare che alla base della civiltà contemporanea ci siano ancora i principi dell’89 , Liberté Egalité e Fraternité, anche se li stiamo minando seriamente con nostalgie totalitarie, aumento delle disuguaglianze e individualismo e astio sociale. In particolare recuperare la bistrattata fraternité significa declinarla in solidarietà, se siete laici, o per chi è credente ( e non c’è distinzione tra cristiani e musulmani)in carità e misericordia( amare lo straniero dice la parabola del Buon samaritano).

“Praticare la solidarietà è difficile -ha scritto Rodotà – come se fosse un peso troppo grande da portare” e vorremmo confinarla tra le illusioni perdute. “Ma lo vieta una realtà nella quale la solidarietà non solo resiste, ma trova persistenze forti e manifestazioni inattese. Qui deve fare le sue prove un realismo non rassegnato, che segua il lungimirante itinerario costituzionale che la individua come “solidarietà politica, economica e sociale”.Non è una proposizione retorica ma , appunto, un principio costitutivo di una società umana e democratica, che sa individuare i principi che la fondano, e dai quali sa di non potersi separare”(Rodotà).
Un’utopia necessaria.

 

Leonardo Romagnoli

14.7.17

http://www.vita.it/it/article/2017/08/08/fradhin-il-mio-incubo-e-il-mio-sogno/144252/

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