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Chiarimenti opportuni di fronte a tanta confusione mediatica
LA “COLPA” DI VOTARE SECONDO COSCIENZA
La vicenda della votazione “sul crocifisso” nel Consiglio comunale di Vicchio ha sollevato un enorme polverone mediatico che, come spesso accade, non ha contribuito in alcun modo a dare informazioni chiare e corrette ai cittadini.
Ora che il polverone inizia a diradarsi, diciamo la nostra sull'accaduto.
Cominciamo anzitutto precisando che l’ordine del giorno è stato presentato dal gruppo di opposizione di Sinistre per Vicchio.
Inoltre crediamo necessario a riportare il passaggio chiave del testo “incriminato”, certi che molti non lo abbiano ancora letto:
“Il Consiglio Comunale di Vicchio esprime la propria adesione ai principi di laicità espressi dalla sentenza della Corte europea dei diritti dell'uomo, in coerenza con i principi di laicità espressi dalla nostra Costituzione. Esprime la propria contrarietà alle motivazioni con le quali il Governo italiano si oppone a detta sentenza, motivazioni che – fra l'altro – svuotano del proprio intrinseco significato religioso il crocifisso, derubricandolo a mero simbolo culturale legato ad una tradizione locale.”
Tutto qui. Nessuna mancanza di rispetto, quindi, al simbolo e al suo significato per i credenti. Anzi, il contrario: si contesta l’approccio minimalista del governo, che tende a considerare il crocifisso un semplice ed innocuo arredo, di fronte a cui ci si può benissimo girare dall’altra parte!
Chiunque è libero di criticare le leggi vigenti, che nel frattempo continueranno ad essere rispettate.
Altro aspetto importante: il testo approvato non ha nessun rilievo sulla amministrazione locale, e soprattutto non determina alcuna campagna per togliere i crocifissi dalle scuole di Vicchio. Anzi, uno dei nostri consiglieri ha presentato un emendamento al testo (approvato dai proponenti) in cui si ribadisce proprio questo concetto: nessun riferimento specifico a Vicchio e al suo Comune.
Tutto il resto, comprese tante sciocchezze che si sono sentite in questi giorni, è frutto della disinformazione (voluta o no, non ci interessa).
Ma allora perché il gruppo di maggioranza in Consiglio Comunale si è diviso?
La risposta è molto semplice: perché su un tema come questo, esclusivamente di carattere ideale e (lo ribadiamo) privo di riflessi sul piano amministrativo, abbiamo deciso di votare usando ciascuno la propria testa. E' una colpa? Per noi no.
Del resto lo avevamo detto fin dall'inizio e sottolineato anche in campagna elettorale: sui temi che riguardano la coscienza ci esprimeremo liberamente, ma non verrà mai meno la solidità della maggioranza sul piano amministrativo. E così è stato.
Infatti: l'appoggio del gruppo di Centrosinistra al Sindaco e alla sua Giunta non è mai stato minimamente in discussione.
E' patetica la posizione del PDL che chiede le dimissioni del Sindaco “per non aver difeso il crocifisso” quando loro hanno pensato di difenderlo con la totale assenza dal consiglio comunale.
Cari vicchiesi, state tranquilli: la buona amministrazione della Giunta Izzo non si fermerà certo qui, proseguirà per l'intero mandato continuando a fare bene le cose che hanno un impatto reale sulla vita dei cittadini, ad impegnarsi quotidianamente a risolvere i problemi di chi, tanto per fare un esempio, porta sulle proprie spalle il peso di una crisi economica che non accenna a passare.
Le telecamere sono tornate a Roma, il Crocifisso rimane dove è sempre stato da 2000 anni ad oggi e i vostri amministratori comunali sono ancora qui, al vostro fianco, a fare il proprio lavoro.
Di Leonardo Romagnoli (09/03/2010 12.45.31, in Mugello, letto 0 volte)
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il testo di Elsa Morante è del 1945
Il capo del Governo si macchiò ripetutamente durante la sua carriera di delitti che, al cospetto di un popolo onesto, gli avrebbe meritato la condanna, la vergogna e la privazione di ogni autorità di governo.
Perchè il popolo tollerò e addirittura applaudì questi crimini? Una parte per insensibilità morale, una parte per astuzia, una parte per interesse e tornaconto personale. La maggioranza si rendeva naturalmente conto delle sue attività criminali, ma preferiva dare il suo voto al forte piuttosto che al giusto. Purtroppo il popolo italiano, se deve scegliere tra il dovere e il tornaconto, pur conoscendo quale sarebbe il suo dovere, sceglie sempre il tornaconto. Così un uomo mediocre, grossolano, di eloquenza volgare ma di facile effetto, è un perfetto esemplare dei suoi contemporanei.
Presso un popolo onesto, sarebbe stato tutt'al più il leader di un partito di modesto seguito, un personaggio un po' ridicolo per le sue maniere, i suoi atteggiamenti, le sue manie di grandezza, offensivo per il buon senso della gente e causa del suo stile enfatico e impudico. In Italia è diventato il capo del governo. Ed è difficile trovare un più completo esempio italiano. Ammiratore della forza, venale, corruttibile e corrotto, cattolico senza credere in Dio, presuntuoso, vanitoso, fintamente bonario, buon padre di famiglia ma con numerose amanti, si serve di coloro che disprezza, si circonda di disonesti, di bugiardi, di inetti, di profittatori; mimo abile, e tale da fare effetto su un pubblico volgare, ma, come ogni mimo, senza un proprio carattere, si immagina sempre di essere il personaggio che vuole rappresentare.
[Elsa Morante, "Il Capo del Governo", in "Pagine autobiografiche postume",
Paragone Letteratura, n.456 del febbraio 1988.]
Di Leonardo Romagnoli (09/03/2010 12.16.41, in Politica, letto 1 volte)
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Mi fa piacere che la mia riflessione abbia suscitato interesse
Di Leonardo Romagnoli (07/03/2010 6.49.34, in Mugello, letto 6 volte)
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Il punto di vista di un giornalista attento alle vicende mugellane
Caro Leonardo,
ho letto con interesse il tuo articolo sul caso vicchiese del crocefisso, così come leggo con attenzione tutti gli articoli che ogni giorno pubblicate. E devo dire che sono molte le riflessioni che condivido. Siccome però, anche se indirettamente, mi sento tra quelli tirati in causa, ci tengo, da collega, a fare alcune precisazioni. Bada bene, non mi disturba affatto ricevere delle obiezioni a quanto scrivo, sia che mi chiamino in causa direttamente, sia che mi coinvolgano genericamente in termini di categoria. Scrivo questa lettera senza alcuna vena polemica, ma solo e soltanto perché credo che il confronto sia sempre utile.
Concordo pienamente con te che la polemica è stata su molti versanti assai strumentale. Concordo con te che molti rappresentanti politici aprano bocca soltanto per cogliere l'occasione di essere citati sugli organi di stampa. Ma è anche vero che il diritto-dovere di cronaca non ci impone, ma certo ci consiglia, di dare spazio allo scambio di opinioni che c'è stato.
Posso convenire con te che alcuni rappresentanti politici abbiano fatto dichiarazioni eccessivamente accalorate, ma è innegabile che dal momento che Vicchio ha rappresentato un caso unico a livello nazionale, era difficile ignorare la situazione. Rispetto la tua scelta di discrezione su un argomento che ritieni delicato. Personalmente, mi ritengo così "laico" da non ritenere affatto il crocefisso più "delicato" di altre questioni al centro dell'agenda politica. Per questo ne ho parlato con la stessa naturalezza con cui affronto mille altri argomenti.
Devo dire che però non condivido la tua posizione, secondo cui chi non assiste a un consiglio comunale non sarebbe legittimato a parlarne. Altrimenti soltanto testate locali, che hanno una capacità di copertura degli eventi assolutamente superiore agli altri, avrebbero diritto di raccontare quanto successo.
Permettimi, poi, un'ultima considerazione. Personalmente credo che il consiglio comunale di Vicchio non abbia fatto nulla di oltraggioso; anzi: ritengo che abbia approvato un atto costituzionalmente ineccepibile. Ritengo anche che la spaccatura nella maggioranza al momento del voto tale non sia. Si è trattato di un comunissimo caso di libertà di coscienza, tanto che il capogruppo del PD ha scelto saggiamente di astenersi. Ma se di fronte alla polemica che monta, una Giunta decide di non esprimersi soltanto perché il giornalista che la interpella è stato critico in passato nei suoi confronti, è inevitabile che nell'articolo ci sia maggiore risalto alle accuse e alle polemiche. E' un punto cruciale: molti politici credono che non parlare a giornalisti sgraditi sia un grave danno per quei giornalisti. In realtà la politica, a torto convinta di essere vittima del codiddetto tritacarne giornalistico, non si rende conto che non parlare quasi sempre finisce per ritorcersi contro di lei. E' come quel marito che trova la moglie a letto con l'amante...
Credo che se Izzo, che tra l'altro aveva votato contro all'odg sul crocefisso, avesse avuto un atteggiamento più laico nei confronti della stampa, probabilmente le polemiche sarebbero state molto ridimensionate.
Con stima,
Giulio Gori
Ringrazio Giulio per l'intervento anche se la mia riflessione non aveva preso in considerazione un articolo specifico.Anzi devo dare atto di un'attenzione puntuale da parte del Corriere fiorentino alle vicende mugellane .Una precisazione la devo fare sull'affermazione secondo cui chi non assiste a un consiglio comunale non sarebbe legittimato a parlarne. Io ho scritto "Allora tutti a farsi intervistare, esprimere opinioni che nulla aggiungono alla disputa, a parlare per sentito dire, ma nessuno che si sia presentato ad assistere al dibattito in consiglio" e il riferimento non era ai giornalisti ma ai tanti cittadini che pur sapendo di cosa si discuteva in consiglio si sono guardati bene dal partecipare.
lr
Di Leonardo Romagnoli (05/03/2010 17.23.41, in Politica, letto 5 volte)
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La forma prevale spesso sulla sostanza
La nostra emittente si è occupata delle vicende legate alla famosa sentenza della Corte Europea sul crocifisso in più di una circostanza, sia all’interno della rassegna stampa mattutina , sia in questo sito internet dove sono stati pubblicati interventi di autorevoli studiosi e religiosi che ancora potete consultare in parte.
Quando ci è stato mandato il comunicato sull’approvazione dell’ordine del giorno del Consiglio comunale di Vicchio ne abbiamo dato notizia senza ravvisare in questo niente di sconvolgente come dimostrava il tono dello stesso comunicato e dell’ordine del giorno approvato a maggioranza con il voto contrario di alcuni consiglieri fra cui il Sindaco. Il dibattito si era svolto in un clima di reciproco ascolto e di grande civiltà , per usare le parole dei consiglieri comunali, e da tutti è stata ribadita l’assoluta centralità del diritto alla libertà religiosa e di pensiero. Dov’è allora il problema e la notizia da prima pagina?
Tra l’altro nello stesso ordine del giorno di adesione ai principi di laicità espressi dalla Corte Europea si dice testualmente “ che nel territorio vicchiese non risultano manifestazioni che possano andar contro a quanto deciso dalla sentenza e preso atto che nel comune di Vicchio sindaco, giunta, consiglieri comunali e tanto meno partiti politici stiano attuando manovre istituzionali mirate a contraddire o non rispettare la sentenza in oggetto “. Come dire che il problema non sussiste e anche il centrodestra sbraitante non sembrava molto interessato all’argomento vista l’assenza di tutti i suoi rappresentanti alla seduta e la non conoscenza della situazione vicchiese. Allora , ripeto, dove sta il clamore? Nel fatto che è il primo consiglio che approva la sentenza della corte ? Nel ricorso dello Stato italiano accolto proprio il giorno della notizia? Nel fatto che Vicchio è il paese di Don Milani? ( che alcuni dei più esaltati difensori dei simboli li avrebbe presi a palate).
Oppure è diventata notizia perchè è arrivata
la TV ? e a ruota , come sempre, anche i giornali nazionali?
Allora tutti a farsi intervistare, esprimere opinioni che nulla aggiungono alla disputa, a parlare per sentito dire, ma nessuno che si sia presentato ad assistere al dibattito in consiglio.
Lo Stato è laico per Costituzione, la religione è pratica quotidiana di milioni di persone, e le due cose non sono in contraddizione in una democrazia matura, sono una bestemmia dove vige la teocrazia. Una religione fatta di soli simboli esteriori è poco più di una superstizione . Trasformare un dibattito serio e pacato, come è stato quello di Vicchio in una carnevalata è diventato lo scopo di tante televisioni, tanti giornali e tante radio.
Radio Mugello non si è comportata così nè in voce e nè su questo sito per una mia scelta che può anche non essere condivisa ma che credo sia la più rispettosa dei valori che la vicenda voleva e vuole esprimere. A questo proposito chiudo con queste considerazioni del Priore di Bose che sono contemporaneamente le più laiche e le più attente alla vera fede che sono state dette su questo argomento.
“La croce, questa «realtà» che dovrebbe essere «parola e azione» per il cristiano, è ormai ridotta a orecchino, a gioiello al collo delle donne, a portachiavi scaramantico, a tatuaggio su varie parti del corpo, a banale oggetto di arredo... Tutto questo senza che alcuno si scandalizzi o ne sottolinei lo svilimento se non il disprezzo, salvo poi trovare i cantori della croce come simbolo dell’italianità, all’ombra della quale si è pronti a lanciare guerre di religione. Ma quando i cristiani perdono la memoria della «parola della croce», e assumono l’abito del «crociato», rischiano di ricadere in forme rinnovate di antichi trionfalismi, di ridurre il Vangelo a tatticismo politico: potenziali dominatori della storia umana e non servitori della fraternità e della convivenza nella giustizia e nella pace. Leonardo Romagnoli
Sì, le dispute su crocifissi e minareti non dovrebbero farci dimenticare che la visibilità più eloquente non è quella di un elemento architettonico o di un oggetto simbolico, ma il comportamento quotidiano dettato dall’adesione concreta e fattiva ai principi fondamentali del proprio credo, sia esso religioso o laico.”(Enzo Bianchi 7.12.2009)
Di Leonardo Romagnoli (05/03/2010 17.21.15, in Politica, letto 5 volte)
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La scuola pubblicada prima preoccupazione di una nazione seria aa impaccio economico
La dieta dimagrante della scuola pubblica
Chiara Saraceno
la Repubblica
24-02-2010
Le scuole pubbliche in Italia sono sottoposte ad una energica cura dimagrante su tutti i fronti: orari, offerta formativa, pulizia e manutenzione, materiali didattici, sostituzioni in casi di assenza. La cosa riguarda soprattutto la scuola, dall´obbligo all´università, ma tocca anche le scuole materne.
Il tempo pieno alle elementari è stato ridotto, soprattutto in quelle regioni (e probabilmente singoli quartieri) in cui viceversa una forte, qualificata, temporalmente consistente offerta formativa sarebbe più necessaria per contrastare gli effetti, sullo sviluppo cognitivo e delle competenze dei bambini e ragazzi, del disagio e della povertà. Un po´ in tutta Italia, ci sono scuole che a febbraio non hanno già più soldi per pagare i supplenti. Pazienza se qualche docente si ammala un po´ a lungo, o se per disgrazia una insegnante decide di avere un figlio. I colleghi faranno i turni di presenza per coprire le classi rimaste scoperte, con quali esiti formativi per gli studenti è immaginabile. Ci sono scuole che mandano circolari ai genitori perché si facciano carico della carta igienica e della cancelleria minuta e talvolta anche di lavoretti di manutenzione e di segreteria. Il volontariato dei genitori non è più una benvenuta integrazione alla dotazione di base. È una necessità per mantenere almeno quella dotazione.
Le responsabilità non sono tutte di questo governo, ovviamente. Anche gli insegnanti e i dirigenti scolastici hanno le loro responsabilità nell´avere creato un sistema spesso anarchico, non trasparente, e non valutato nella sua efficacia. Così come coorti successive di genitori troppo spesso sembrano essersi accontentate – o addirittura aver preteso – del fatto che i figli venissero promossi, piuttosto che interrogarsi sulla qualità della offerta formativa. Chi lo fa, se ne ha i mezzi sceglie oculatamente la scuola e la classe. O si rivolge al privato di qualità. La responsabilità di questo governo tuttavia è quella di aver fatto della questione della spesa, o meglio dei tagli, il criterio principale del proprio intervento. Così, appunto, si taglia il tempo scuola, come se tutti avessero a casa genitori senza impegni lavorativi, biblioteche ben fornite, computer, risorse per le attività integrative. E in un contesto in cui gli edifici scolastici sono spesso fatiscenti, al punto che ogni tanto qualcuno ci rimette la pelle, e sorveglianza e pulizia già al limite del necessario e della decenza, il ministero pretende un taglio del 25%.
Le nuove generazioni sono avvisate. Negli altri paesi si discute dell´investimento nell´educazione ad una età il più precoce possibile come forma non solo di investimento in capitale umano, ma di riduzione delle disuguaglianze provocate dalla origine di nascita. Il nostro invece mostra tutto il proprio disinteresse, offrendo un servizio che, a prescindere dalla buona volontà e competenza professionale dei singoli insegnanti, è di bassa qualità a partire dalle condizioni materiali. Lo stesso disinteresse c´è anche nei confronti dei più piccoli. Si destinano poche risorse agli asili nido, e soprattutto si assiste passivamente al loro mancato utilizzo proprio da parte delle regioni che ne hanno meno, in cui la diffusione della povertà tra i bambini è più alta e le disuguaglianze nelle competenze cognitive più elevate, quindi più necessario intervenire precocemente. Lo ha documentato di recente proprio un rapporto del Dipartimento per la famiglia.
A fronte di questo accanimento nei confronti della scuola pubblica, il governo ha fornito viceversa rassicurazioni alla Chiesa cattolica sul finanziamento alle sue scuole. Sorge il sospetto che non siamo solo di fronte ad uno scambio indecente tra legittimazione politica e riconoscimento di un monopolio etico-educativo (che coinvolge anche altri temi). Siamo di fronte anche alla progressiva squalificazione della scuola pubblica a favore di quella privata, che in Italia è soprattutto scuola cattolica. Il terreno è stato ampiamente preparato dall´ingegneria linguistico-legislativa messa in opera dal governo Prodi. Ad esso di deve la trasformazione delle scuole private (incluse quelle materne) cattoliche in "scuole paritarie", per aggirare il dettato costituzionale che ne vincola l´esistenza all´essere "senza oneri per lo stato". Ora siamo, temo, di fronte all´atto finale. Quanto più la scuola pubblica sarà squalificata e privata di risorse, tanto più diventerà la scuola di chi non può scegliere altrimenti, dei poveri, degli immigrati.
Di Leonardo Romagnoli (24/02/2010 18.45.31, in Italia, letto 17 volte)
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" una prodigiosa coerenza tra le forme, lo spirito e l'etica del potere e le forme, lo spirito e l'etica della società circostante”. E' così?
Capo corrotto, nazione infetta
di
Alberto Aso Rosa
Un fiume di fango corre per l'Italia. Le sue acque sono alimentate soprattutto dal corpaccio immenso e immensamente ramificato dal centrodestra; ma il suo corso è talmente possente e impetuoso che, come suole, ha rotto gli argini e invaso i territori circostanti, quelli del centrosinistra, dai quali, a loro volta, provengono al fiume principale rivoli, ruscelli, scarichi obbrobriosi e maleodoranti (Bologna, Firenze, Abruzzo, Roma, Napoli....). Altro che Tangentopoli! Quello era - o sembrava - un fenomeno circostanziato e dunque particolare di corruzione di una frazione del ceto politico, fronteggiato da un forte schieramento delle forze politiche e della società civile. Oggi il fenomeno tende a generalizzarsi, abbatte i confini fra società politica e società civile, non incontra ostacoli altrettanto significativi di allora, si configura dunque come un carattere speciale, peculiare, della società nazionale italiana in questa fase storica.
La corruzione, a dir la verità, è sempre stata un connotato molto peculiare del modo d'essere nazionale italiano. Un paese dalle strutture politiche e civili estremamente fragili e dall'arrendevole senso etico-politico non poteva non coltivare la corruzione come un indispensabile e insostituibile strumento di sopravvivenza. La dominante cattolica ha fatto il resto: nulla è impossibile o illecito in un paese in cui qualsiasi colpa, qualsiasi peccato, purché confessati a chi di dovere, diventano redimibili (lo spiega benissimo non un qualsiasi miscredente arrabbiato ma Alessandro Manzoni ne I promessi sposi, nei quali, beninteso, contrappone la sua ricetta, fatta, oltre che di fede in Dio, di rigore e di osservanza dei principi, più protestante, a dir la verità, che cattolica, ma tant'è). In certi momenti speciali la corruzione esplode (perché la corruzione esplode, esplode sempre; bisogna vedere quel che succede poi). Ricordate Pirandello, le pagine impressionanti de I vecchi e i giovani, che a distanza più o meno d'un secolo sembrano scritte esattamente per il nostro oggi? «Dai cieli d'Italia in questi giorni piove fango, ecco, e a palle di fango si gioca; e il fango s'appiastra da per tutto, su le facce pallide e violente sia degli assaliti sia degli assalitori... Diluvia il fango; e pare che tutte le cloache della città si siano scaricate e che la nuova vita nazionale della terza Roma debba affogare in questa torbida fetida alluvione di melma, su cui svolazzano stridendo, neri uccellacci, il sospetto e la calunnia» (Pirandello dimostra fra l'altro che, per disegno e deprecazione della corruzione d'impronta democratica, in certe condizioni storiche si poteva anche diventare fascisti). Poi, scaricata provvisoriamente l'incontenibile soppurazione, l'infezione lenta e inesorabile riprende.
Perché Lui è popolare
Di nuovo oggi c'è che, forse per la prima volta nella nostra storia, si sono verificate una mirabile saldatura e una prodigiosa coerenza tra le forme, lo spirito e l'etica del potere e le forme, lo spirito e l'etica della società circostante. Anzi, alla domanda che spesso ci è stata burbanzosamente rivolta, com'è possibile che quest'Uomo riscuota tanto consenso, considerando la gravità e il numero delle colpe di cui viene accusato, forse una risposta sul piano storico comincia a delinearsi. Quest'Uomo è così popolare non nonostante le sue colpe ma in virtù di quelle. Una parte non piccola del popolo lo ama perché Lui lo interpreta, ne lusinga tutte le tentazioni di corruttibilità e di un radicato, anzi congenito indifferentismo morale, gli spiega che le leggi esistono per essere aggirate, contraddette, ignorate, nega oltraggiosamente il potere della giustizia, attacca i magistrati, fa capire che se ne potrebbe senza difficoltà fare a meno, mostra con l'esempio lampante della propria vita e del proprio cursus honorum che bisogna sempre e senza eccezioni farsi gli affari propri, evidenzia coram populo e senza alcuna vergogna che esistono una coerenza rigorosa e un'inarrestabile osmosi fra vizi privati e pubbliche nefandezze. Insomma, a capo corrotto nazione infetta, e, ovviamente, viceversa. Tutte queste cose, poi, in un paese come l'Italia, dove esistono tre fra le più potenti organizzazioni criminali al mondo (camorra, 'ndrangheta, mafia) - le quali a loro volta, com'è ovvio, traggono alimento anch'esse sia da quel diffuso bisogno di sopravvivenza sia dalla risposta corrotta intorno dominante - piacciono almeno a una parte abbastanza consistente dei cittadini da garantirgli una sicura maggioranza in Parlamento: quella maggioranza che a sua volta assicura che l'impunità continui e anzi si rafforzi, in un perfetto circolo vizioso che effettivamente ha pochi eguali al mondo, e che proprio perciò qualcuno altrove potrebbe essere tentato d'imitare.
Il ceto politico corrotto
E intorno? Intorno, a cerchi concentrici s'allarga la serie variegata delle risposte. La corruzione, come sistema di potere e forma di vita, stinge solo poco a poco, molto lentamente. Nei cerchi più vicini, sebbene formalmente non suoi, l'esempio e l'insegnamento dell'Uomo hanno attecchito e continuano a essere ben presenti. Voglio precisare una cosa: è della politica che parlo, non delle stravaganti esibizioni da parte di qualche transessuale brasiliano (fango, certo, sempre fango, ma della specie più miserabile e bassa). Da questo punto di vista è corrotta in nuce ogni politica che agisca sulla base d'interessi personali o di gruppo: è corruzione, nel suo senso più alto e significativo, l'autoreferenzialità spinta della politica, il suo preoccuparsi pressoché esclusivamente della preservazione e perpetuazione del ceto politico (di destra o di sinistra, non importa), che la rappresenta e gestisce. Questo è il varco, apparentemente innocuo, da cui penetra ogni ulteriore nefandezza, bisognerebbe tenerne più conto.
Da questo punto di vista (continuo il ragionamento), si salva davvero poco oggi in Italia. Dopo la recente, peraltro prevedibilissima, virata dell'astuto Tonino, il quadro si è ulteriormente semplificato. La galassia della sinistra radicale si sforza più o meno di sopravvivere indenne sul filo dell'onda fangosa che tutto travolge: anche lei, in fondo, pensa soprattutto a non sparire. Si riorganizza unitariamente, magari con ambiziosi programmi di rinnovamento, solo là dove viene spinta a calcinculo fuori dalla rappresentanza che conta: altrove s'adatta o collude.
Ma c'è chi resiste
E allora? In questa sommaria ricostruzione storica sarebbe sbagliato - e ingiusto - non rammentare che alcune istituzioni costruite nei decenni precedenti resistono. Resiste la magistratura. Resistono le forze dell'ordine: polizia, carabinieri, guardia di finanza. Basta pensarci un momento: se non ci fossero né l'una né le altre, saremmo in piena dittatura sudamericana. Resiste una parte del sindacato. Resistono, come ho avuto modo di dire più volte, meritandomene in cambio sberleffi e dileggio, la scuola. E resistono milioni di italiani, che stanno fuori di ogni sistema della corruzione e ragionano e operano sulla base di principi e valori e non d'interessi e affermazioni personali, ma non sono politicamente rappresentati, oppure, se lo sono o credono di esserlo, avvertono con disagio crescente di esserlo in forma imperfetta e sempre più compromissoria.
In Italia le grandi crisi, anche quelle indotte da un eccesso intollerabile di corruzione, sono sempre state affrontate e risolte dall'esterno. Anche la prima Tangentopoli è stata affrontata e risolta dall'esterno, anche se era un esterno che veniva dall'interno, la magistratura italiana: la politica già allora non ci sarebbe mai riuscita da sé. Oggi al contrario è la magistratura che da sola non può farcela, perché il sistema della corruzione è troppo coeso e potente, va dall'alto in basso e dal basso in alto, senza smagliatura alcuna (le dimissioni in questo paese non esistono più neanche di fronte all'evidenza più disgustosa: infatti, se una sola fosse data o una sola accettata, tutto il castello di carte verrebbe giù d'un colpo solo). Siccome è lecito dubitare che le armate anglo-americane siano in procinto di scendere nella penisola per aiutare i resistenti indigeni a restituire al paese libertà, verità, onestà e giustizia, l'ipotesi più probabile è che i cerchi meno compromessi con il sistema della corruzione si mettano d'accordo fra loro per salvare il salvabile, affidandone il compito a uno di questi uomini slavati e impenetrabili, privi di ogni carattere ma passabilmente astuti, abituati da una vita a danzare sul filo, e che precisamente il sistema della corruzione ha consentito salissero così in alto nonostante la loro mediocrità così palese.
Si cercherà cioè di affrontare il male maggiore con il male minore, in attesa che il giro ricominci. Desolante. Ma anche molto, molto italiano.
Il manifesto 21.02.10
Di Leonardo Romagnoli (22/02/2010 7.59.41, in Italia, letto 21 volte)
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Si pensa che il conflitto di interesse non esista perchè agli elettori non importa. Ma sono informati?
Lo scudo fiscale e il gigantesco conflitto di interessi.
In questi giorni sono tornati alla ribalta i miliardi dello“scudo fiscale” con cui si sarebbero risollevate le sorti del nostro paese , da un lato per le entrate previste dal 5% di regolarizzazione e dall’altro per nuovi capitali a disposizione del settore produttivo nazionale. Ma, quella che all’estero chiamano semplicemente “l’amnistia fiscale italiana”,presenta aspetti poco chiari e i risultati per lo Stato non sembrano così esaltanti, mentre ci sono stati sicuri vantaggi per gli evasori fiscali e anche per qualche istituto bancario che ha accolto con benevolenza il ritorno del “figliol prodigo”.
Le cifre sono ballerine perché si passa dai 95 miliardi di euro annunciati dal Tesoro a fine anno ai soli 35, effettivamente rientrati, secondo la Banca d’Italia. La verità l’aveva già spiegata Cecilia Guerra in un articolo pubblicato su Lavoce.info il 5 gennaio 2010( vedi blog Radio Mugello) ricordando che il provvedimento del governo prevedeva vari sistemi per regolarizzare la propria posizione di evasore e alcuni non prevedono il rientro materiale dei capitali.
“Le modalità attraverso cui aderire allo scudo fiscale, regolarizzazione e rimpatrio, sono infatti tre.
1) La regolarizzazione, con cui si permette di mantenere all'estero il denaro e le altre attività per le quali si era violato l’obbligo del monitoraggio (evitando quindi la tassazione dei rendimenti in Italia). È consentita solo nel caso in cui le attività siano detenute in paesi dell’Unione Europea, nonché in paesi che consentono un effettivo scambio di informazioni in via amministrativa. Ne sono quindi escluse sia la Svizzera sia San Marino. È una modalità poco gradita perché non garantisce l’anonimato.
2) Il rimpatrio, che si distingue in:
2a) rimpatrio vero e proprio: i capitali vengono fisicamente depositati presso un intermediario abilitato italiano.
2b) rimpatrio giuridico: un intermediario abilitato residente in Italia assume formalmente in custodia, deposito, amministrazione o gestione il denaro e le attività finanziarie detenute all’estero, senza che si proceda al materiale trasferimento delle stesse nel territorio dello Stato. (Si parla ugualmente di “rimpatrio” perché in forza dell’incarico ricevuto l’intermediario residente in Italia assume tutti i compiti rilevanti ai fini degli adempimenti tributari (applicazione delle ritenute e delle imposte sostitutive e comunicazioni all’amministrazione finanziaria dei redditi soggetti a ritenuta a titolo d’acconto) che sono previsti dalla normativa italiana indipendentemente dal luogo di effettivo deposito delle attività.)”(Guerra). E 2/3 di questi soldi erano depositati in Svizzera da dove sono rientrati materialmente 25 miliardi di euro ma ben 35 sono rimasti nei forzieri elvetici .(Petrini)
Addirittura questi capitali rientrati non è detto che siano indirizzati per finanziare il settore produttivo ma potrebbero anche riprendere la strada dell’estero , “Le attività, una volta rimpatriate, possono essere destinate a qualunque finalità e quindi essere riallocate anche all’estero nel rispetto delle disposizioni relative al monitoraggio fiscale e valutario”(circolare dell’agenzia delle entrate dell’ottobre scorso). Con lo scudo fiscale di fatto l’Italia ha rinunciato a qualsiasi lotta all’esportazione illegale di capitali e contemporaneamente alle penali previste accontentandosi di un modesto 5% con una notevole perdita di gettito fiscale. “Infatti, il periodo valido per gli accertamenti nel nostro paese è di cinque anni e se grazie alle nuove norme antievasione anche solo il 10 per cento dei 95 miliardi di euro scudati fossero stati scoperti dalla Guardia di Finanza o dall’Agenzia delle Entrate nell’ambito della loro normale attività di accertamento, il gettito recuperato sarebbe stato presumibilmente molto maggiore di quello prodotto dallo scudo( le imposte evase possono essere infatti ragionevolmente stimate attorno al 43 per cento, a cui vanno aggiunti sanzioni e interessi.)(Guerra).
Ma in tutta questa vicenda c’è un altro aspetto inquietante che dimostra come il conflitto d’interesse di chi governa sia macroscopico ed è singolare che una notizia come questa che sto per riportarvi sia confinata in una piccola rubrica di borsa a pagina 26 del Corriere della sera del 17 febbraio scorso. “la miglior performance della giornata fra i 40 titoli principali è di Mediolanum, che ha messo a segno un balzo del 3,66%. In questo caso però gli operatori non hanno guardato tanto l’andamento settoriale quanto al fatto che l’istituto guidato da Ennio Doris dovrebbe essere uno dei maggiori beneficiari dello scudo fiscale : secondo uno studio , il 46% dei 95 miliardi di euro regolarizzati dagli italiani sarebbe approdato al private banking”(Giacomo Ferrari). Mediolanum che promette il 2,5% netto su depositi superiori a 15.000 euro fino al 31 marzo 2010. Mediolanum che è proprietà di Silvio Berlusconi per il 35,1% (principale azionista) presidente del consiglio del governo che ha proposto e approvato “lo scudo-amnistia” fiscale. La lotta all’evasione non funziona ma gli interessi personali sono la sola e prima preoccupazione di chi dovrebbe pensare al bene comune. Leonardo Romagnoli
D’altra parte si sapeva che sarebbe andata così in quanto già nell’ottobre 2009 si potevano leggere queste considerazioni :”Lo scudo fiscale potrebbe favorire un sensibile recupero del private banking nel corso dei prossimi mesi. A sostenerlo è l' Associazione Italiana Private Banking (Aipb) che nella giornata di ieri ha fornito le prime previsioni sui possibili benefici per il settore della discussa norma da poco approvata dal Governo. Il mercato potenziale del private banking potrebbe tornare vicino ai livelli del 2007 grazie al rimpatrio dei fondi, stimato intorno ai 50 miliardi di Euro.”
20.2.2010
PS. Martedi 23 febbraio ancora sulla ribrica "Piazza Affari" del Corriere della Sera:
"Un altro valore appartenente al comparto creditizio ha registrato la migliore performance tra blue chips : si tratta di MEDIOLANUM (*1,53%) che continua a beneficiare del flusso di capitali rientrati in Italia grazie allo scudo fiscale"(G:Ferrari)
Di Leonardo Romagnoli (20/02/2010 12.14.08, in Politica, letto 20 volte)
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un'eccellente riflessione sui temi dell'emergenza e della democrazia
La propaganda dell'emergenza
Nadia Urbinati
la Repubblica
17-02-2010
IPOTERI assoluti hanno sempre prodotto effetti contraria quelli promessio desiderati. Sono falliti e falliscono per una ragione endogena, connaturata cioè alla loro stessa natura: la centralizzazione delle decisioni e delle responsabilità in una persona si traduce invariabilmente nell'impossibilità di prendere buone decisioni e, soprattutto, decisioni oneste.
Perché il piú onesto ed efficiente dei capi non può sopperire a un limite umano: l'impossibilità di sapere, prevedere e comprendere tutto e quindi prendere decisioni su uomini e cose che siano sagge. Questo nel migliore dei casi; nel caso appunto che le cattive decisioni siano l'esito di un errore non intenzionale da parte di chi tiene in mano la catena del comando e non può umanamente controllare che tutti gli anelli siano integri. Non è necessario che ci sia intenzione malevola.
Questo dimostra il vulnus insito nell'idea che la celerità di decisione richieda centralizzazione e potere discrezionale assoluto, o al di sopra della legge.
Il liberalismo e il costituzionalismo sono nati non a caso nella fucina della critica dei poteri assoluti che incrostavano la società e lo stato dell'antico regime. E il perno della loro critica, vincente è stato proprio questo: le decisioni su questioni complesse come quelle pubbliche hanno la possibilità di essere migliori quando sono prese da un gruppo più o meno ampio, un collettivo, secondo regole che tutti conoscono e che, soprattutto, demandano ad altri il controllo e il monitoraggio. I controllori non possono essere anche autori. La risposta più radicale alle forme monocratiche di decisione è stata appunto la divisione dei poterie delle funzioni. Se la gerarchia delle responsabilità serve a creare un team che opera celermente e bene è tuttavia su un sistema di controllo autonomo che riposa la possibilità di contare su buone decisioni. Questa vecchia regola è sempre nuova, e vale anche per la governance della Protezione civile o per qualunque organismo decisionale che si avvale di competenze diverse e soprattutto usa risorse pubbliche. Su questa base, assai semplice e intuitiva, si regge la possibilità di portare a termine decisioni che siano dettate da efficienza, competenza e trasparenza. La velocizzazione e l'efficienza delle decisioni non ha proprio nulla a che fare con le scorciatoie; mentre la trasparenza è una componente dell'efficienza e della competenza.
In questi anni di propaganda dell'emergenza si è fatto credere (chi ci governa ci ha fatto credere) che la politica sia la causa delle lentezze e della corruzione. Ma la politica dell'anti-politica ha generato una sottocultura dell'efficienza fittizia, quella fasulla celerità che pare venire naturalmente quando le regole e la giustizia sono aggirate. La politica dell'anti-politica si è tradotta nel mettere in moto un sistema arbitrario di decisori assoluti, un collage di zone d'ombra dove i radar della legge sono ciechi. Così sono nate agenzie cesaristiche e opere faraoniche.
Così si è radicato l'aziendalismo nelle politiche pubbliche, un «fare» che fa capo non alla legge e alle regole ma a un uomo politico-imprenditore e ai suoi uomini di fiducia.
Questa è la logica cesaristica del «fare», la propaganda dell'emergenza finalizzata a creare zone franche dove a decidere del lecito e dell'illecito è la discrezione del facitore. Ma è più di questo, poiché per mantenere zone franche è necessario che si interrompa l'informazione e la partecipazione, che si blocchi la democrazia. Nel libro Potere assoluto. La protezione civile al tempo di Bertolaso, Manuele Bonaccorsi descrive così la vita nei campi post-terremoto all'Aquila: «I campi sono diventati subito campi militari, dove era impedito ai cittadini di riunirsi e discutere,» e questo per consentire di tenere tutto rigorosamente segreto, fuori dell'occhio del pubblico. La logica dell'emergenza non può che essere antidemocratica perché antipolitica: l'esito, come vediamo in questi giorni, non è efficienza ma spreco e malaffare.
Di Leonardo Romagnoli (19/02/2010 10.24.13, in Politica, letto 29 volte)
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Il punto di vista di chi è stato protagonista
In questi giorni, sui principali organi d’informazione locali e nazionali, sono apparse notizie in merito all'indagine avviata dalla magistratura su alcuni episodi della gestione urbanistica nel comune di Barberino di Mugello, in cui si fa anche riferimento alla mia attività come responsabile del settore Gestione del Territorio tra il 2001 e il 2009.
Non sta a me entrare in merito al lavoro della magistratura, né alle modalità con le quali la stampa ha riferito su di esso; chi si assume responsabilità pubbliche sa di dovere in ogni momento, e in ogni sede, rendere conto del suo operato.
Neppure sta a me replicare a chi avanza dubbi sulla mia affidabilità nell’attuale posizione di dirigente del Servizio Tecnico del Comune di Borgo San Lorenzo, dubbi comprensibili ai quali soltanto i fatti potranno dare risposta.
Vorrei limitarmi a fornire alcuni elementi a chiarimento delle notizie apparse sulla stampa, e a beneficio di una più serena valutazione da parte del Sindaco, della Giunta, dei miei colleghi, e di chiunque altro sia interessato all’argomento.
FATTI PENALI
Nessun elemento, tra quelli resi noti in merito all’indagine avviata dalla Procura di Firenze, evidenzia possibili vantaggi personali ottenuti dal sottoscritto.
Quanto ad aver “assecondato” le scelte dell'amministrazione, predisponendo gli atti in base ai quali sono poi state approvate varianti ed altri provvedimenti urbanistici, ritengo che ciò faccia parte del dovere di un tecnico, cui spetta attuare le legittime scelte di chi è stato eletto per rappresentare i cittadini.
Ricordo anche che tutti gli atti urbanistici sono soggetti ad adozione, pubblicazione, osservazioni e approvazione da parte del Consiglio Comunale, unico organo che può rendere efficaci le scelte urbanistiche.
REGOLAMENTO URBANISTICO
La scelta di portare in approvazione il Regolamento Urbanistico è stata fatta dall’Amministrazione consapevolmente, sapendo cioè che alcune previsioni (non il 50% come si è scritto!) sarebbero state sospese, per la necessità di approfondimenti richiesti dalla nuova normativa regionale sul rischio idraulico.
L’approvazione, infatti, oltre a una parte consistente di nuove previsioni, sblocca tutta la disciplina del patrimonio edilizio esistente, tra cui le addizioni funzionali (già previste prima del Piano casa regionale); la disciplina delle aree agricole, con gli annessi per l’agricoltura amatoriale e le attività non agricole compatibili; e tutta una serie di altre disposizioni non ulteriormente rinviabili, tenuto conto che la disciplina preesistente era costituita da un Piano di Fabbricazione (!) del 1985.
Ricordo inoltre che il Regolamento Urbanistico di Barberino è stato selezionato, per i suoi contenuti tecnici, dalla Regione Toscana tra i “casi di eccellenza” presentati alla rassegna nazionale INU di Ancona e alla Biennale del Paesaggio, in occasione della rassegna “Dire&Fare” del 2008.
INCARICO AD PERSONAM
E' stato dato molto risalto alla circostanza che la mia collaborazione con il Comune di Barberino sia sorta da un incarico“ad personam” conferitomi dal Sindaco.
Si tratta in effetti di una modalità d’incarico prevista dall'art. 110 del T.U.E.L., e largamente utilizzata dagli Enti Locali, al punto che pur non disponendo di dati statistici ritengo sia maggioritaria presso i piccoli Comuni (ma anche presso i grandi, basti pensare a Firenze) per nominare i dirigenti, ed in generale le funzioni apicali; per contro, i concorsi pubblici per ruoli dirigenziali sono ormai un evento estremamente raro. La mia collocazione a Barberino quindi non costituisce affatto un'eccezione, ed ha fatto seguito ad una procedura ad evidenza pubblica, con pubblicazione di un bando, esame dei curricula e colloquio di selezione dinanzi a una commissione giudicatrice.
CORSIA PREFERENZIALE
Altro argomento ricorrente è l’ipotesi di un trattamento di riguardo a vantaggio della Società proponente l'intervento noto come “Barberino Factory Outlet”.
A tale proposito ricordo che l’iter per la realizzazione dell’Outlet è stato particolarmente lungo (otto anni, dal 1998 al 2006) e condiviso da Regione, Provincia, Comunità Montana, Soprintendenza, ASL, ARPAT; stesso dicasi dell’iter per l’ampliamento oggi discusso, che ha avuto inizio nel 2007 e non si è ancora concluso.
L’eventualità di una corsia preferenziale dovrebbe poi trovare riscontro nell'esistenza di altri soggetti penalizzati da un trattamento discriminante: ma non mi risulta che cittadini, o imprenditori, abbiano subito ritardi a causa della precedenza assegnata all'Outlet. Unica eccezione nota, il diniego alla proposta per una insegna pubblicitaria nei pressi del Casello; proposta che è stata esaminata per tre volte, ricevendo in tutte e tre le occasioni parere contrario, da due diverse Commissioni Edilizie Integrate, e quindi non riconducibile a discrezionalità del sottoscritto.
VALUTAZIONE IMPATTO AMBIENTALE
Si è messo in dubbio il procedimento di Verifica di assoggettabilità alla V.I.A. per l’ampliamento dell’Outlet; invito chiunque a prendere visione degli atti, nei quali sono stati raccolti i pareri di Provincia, Comunità Montana, ARPAT, Publiambiente (nessuno dei quali ha ritenuto di dover sottoporre a V.I.A. l’intervento), e sono state raccolte ed esaminate nel dettaglio le osservazioni di cittadini ed associazioni.
Peraltro, come noto l’ampliamento interessa un’area già interamente urbanizzata, e già destinata a quella funzione.
Ricordo infine che l’Ufficio Tecnico di Barberino ha affrontato in questi anni, con la ridotta dotazione organica di un piccolo Comune, questioni di grande rilevanza: dalle opere della Variante di Valico e della Terza Corsia, alla transizione di Bilancino da cantiere a parco, al rinnovo di tutta la strumentazione urbanistica, edilizia e ambientale del comune, a un consistente programma di opere pubbliche straordinarie finanziate dai fondi compensativi per
la Variante di Valico.
Concludo qui, e mi rendo disponibile in ogni sede per chi vorrà avere ulteriori chiarimenti o approfondimenti.
Grazie per l'attenzione
Firenze, 12.02.2010
Arch. Paolo Pinarelli
Di Leonardo Romagnoli (15/02/2010 18.31.27, in Mugello, letto 23 volte)
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Un documento delle liste civiche di Borgo. Quello che penso della vicenda è scritto in altra parte del blog.(lr)
Di Leonardo Romagnoli (10/02/2010 19.51.54, in Mugello, letto 24 volte)
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la nota ci è stata inviata da Ezio Alessio Gensini
Di Leonardo Romagnoli (07/02/2010 11.55.24, in Italia, letto 82 volte)
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meno male era un complotto
Di Leonardo Romagnoli (07/02/2010 9.20.13, in Italia, letto 34 volte)
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Alcune riflessioni sull'indagine di barberino
Di Leonardo Romagnoli (06/02/2010 11.22.57, in Mugello, letto 36 volte)
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Una nota tratta dal sito www.Ilprimoamore.com.E' sconcertante che tutto ciò stia diventando comune sentire
Di Leonardo Romagnoli (02/02/2010 11.46.34, in Politica, letto 56 volte)
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Una riflessione che va oltre il penalmente rilevante tratto da Il Manifesto del 28 gennaio
Di Leonardo Romagnoli (29/01/2010 11.34.20, in Politica, letto 45 volte)
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chi sbaglia paga sempre?
Di Leonardo Romagnoli (27/01/2010 10.37.59, in Politica, letto 44 volte)
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Un riflessione nata da alcuni articoli letti nelle ultime settimane
Di Leonardo Romagnoli (24/01/2010 9.28.53, in Mugello, letto 60 volte)
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Un piccolo quiz : Quando è stata scritta questa nota e da chi? e chi sono costoro?
Di Leonardo Romagnoli (18/01/2010 11.25.30, in Politica, letto 74 volte)
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una lettera che è un sintomo dei tempi bui che forse ci aspettano
Di Leonardo Romagnoli (18/01/2010 10.15.47, in Mugello, letto 84 volte)
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Una totale mancanza di memoria storica e di etica nell'economia
Di Leonardo Romagnoli (11/01/2010 10.07.53, in Politica, letto 61 volte)
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ma siamo proprio così fessi?
Di Leonardo Romagnoli (05/01/2010 17.44.46, in Politica, letto 62 volte)
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spendiamo per l'acqua meno che in sms ma il costo ci sembre insopportabile
Di Leonardo Romagnoli (31/12/2009 13.17.38, in Politica, letto 123 volte)
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L'intervista che segue risale a solo 10 anni fa. Nello stesso periodo la Padania rivolgeva a B. 11 domande che al confronto quelle di Repubblica fanno ridere
Di Leonardo Romagnoli (26/12/2009 8.00.41, in Politica, letto 103 volte)
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Ci stiamo abituando a questa deriva razzista
Di Leonardo Romagnoli (24/12/2009 11.59.24, in Italia, letto 128 volte)
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